Rassegna storica del Risorgimento

PIO LUIGI ; GIACOBINI
anno <1935>   pagina <407>
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Da diplomatico a giacobino 407
dell abate Guerra alla cerimonia del 19 giugno. Due giorni dopo l'acca­duto, egli scriveva al suo ministro dando notizie sulla deputazione di quasi tutte le nazioni del mondo, compreso, benanco la sirìaca e la cal­dea... , e poiché si parlava a Parigi di un siciliano presente a quella strana assemblea, aggiungeva non conoscendo altronde qui siciliani capaci di dare un tal passo, che l'abate Guerra... che avrebbe fatto diligenti ricerche per informarsi se anche il Pio avesse partecipato all'av­venimento. E, cosa stranissima, le informazioni assunte lo assicurarono che né il Pio, né l'abate Guerra avevano partecipato a quella seduta; ed egli ne informò l'Acton, aggiungendo che le persone convenute con il Klootz erano tutt'altro che i rappresentanti delle varie nazioni del mondo; si trattava, invece, a sentir lui, di buffoni travestiti, ripagati a tre lire l'uno . La corte di Napoli, più avveduta, non tenne per buone queste informazioni; apprese poco dopo, attraverso i suoi informatori segreti, il vero stato delle cose, ed emanò ordini assai severi, perchè l'uno e l'altro dei nuovi giacobini fossero arrestati qualora avessero osato varcare le frontiere del regno delle due Sicilie. Dopo questo smacco il Circello, nell'agosto, riceveva un congedo che doveva essere definitivo; don Vincenzo Leprini rimase a reggere la legazione, mentre la Rivoluzione incalzava ed a Napoli, Maria Carolina, nel terrore dell'incerto domani, cambiava completamente la sua linea di condotta, e sconfessava aperta­mente tutto ciò che lei stessa aveva fatto.
Del Pio a Napoli non ci si occupa più: se ne parla solo, per incidens, in una lettera del 5 ottobre 1790, nella quale è detto che il transfuga era stato nominato segretario del Cercle Social presieduto dall'abate Fouché.
H neo-giacobino, frattanto, navigava in mezzo ad un mare di guai: qualcuno, invidioso che lui, straniero, avesse occupato una carica così importante tra i rivoluzionari, lo accusò di aver brigato in maniera lecita ed illecita per ottenerla, ed il Pio fu costretto a rispondere con una lettera al direttore del Courier, vantando i suoi meriti patriottici e la sua condotta passata, che sola bastava ad allontanare da lui ogni sospetto di intrigo. Egli scriveva di aver avuto il coraggio, sin dalla prima aurora delle libertà, di dire molto alto il vero al re di Napoli, di cui era stato a servizio per ventun'anni. Ogni settimana, e di questo il Pio menava gran vanto nella sua auto-apologia, aveva scritto a Napoli con ogni franchezza, e le minute della sua corrispondenza ufficiale erano lì a dimostrarlo. Quando s'era accorto che il re di Napoli aveva chiuso l'animo ai suoi suggerimenti, aveva abbandonato la sua carriera ed aveva chiesto la cittadinanza francese.