Rassegna storica del Risorgimento

PIO LUIGI ; GIACOBINI
anno <1935>   pagina <411>
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Da diplomatico a giacobino 411
instruisez moi, mais ne me ptmissez pas. Je ama toujours le méme patriote que vous avez connu il y a qnatre ans. Rendez moi justice, on m'a fait dn mal .
Il Marat prese pubblicamente e con ogni energia la difesa del napo­letano minacciando i persecutori di lui di dipingerli sous les couleurs qu'ils méritaient, ma mentre Luigi Pio riposava fidente, all'ombra di quella grande ala, 1' 11 luglio del 1793 il pugnale di Carlotta Corday lo privava del suo sicuro protettore. Passò, allora all'ufficio della Guerra, popolato di hébertisti, e si die a militare in questo campo; combattette, al loro fianco i dantonisti e quanti parlavano di pace; il 3 novembre denunziò al comitato di Sicurezza Generale il sassone Saiffert, antico medico del duca d'Orléans e della principessa di Lamballe, cbe apparte­neva alla fazione dantonista, e se il Saiffert fu assolto dal Tribunale rivoluzionario, il ministro Lebrun, invece, non potette evitare il pati­bolo. Invano Danton e Fabre d'Eglantine deposero in favore di lui; Luigi Pio pronunciò contro l'accusato una requisitoria feroce ma veri­tiera, rammentando, nella sua invettiva, i legami avuti dal ministro col Dumouriez, le trattative segrete con il nemico, scagliandosi, infine, contro i dantonisti che lo avevano protetto ed aiutato. Questi ultimi, già fortemente discreditati per lo scandalo della compagnia delle Indie, cbe aveva compromesso molti di loro, incominciarono ad odiare questo napoletano cbe osava accusarli così violentemente.
Fabre d'Eglantine affilò le armi e scrisse su di lui un pamphlet cbe non fece in tempo a pubblicare e che fu trovato tra le sue carte al mo­mento del suo arresto. In esso si diceva cbe il Pio era nato a Comacchio, cbe aveva inconiinciato a far fortuna vendendo un tale cbe gli aveva affidato, per farlo stampare a Venezia, un libro contro il re di Napoli, manoscritto cbe invece, era stato consegnato alla corte borbonica, in cambio di un posto nella Segreteria di Stato; lo si accusava di aver rice­vuto, brigando, il cordone di un ipotetico ordine napoletano di Santo Stefano, e di quello pontificio, nientemeno, cbe del Cristo; di essere stato a Parigi il mantenuto di una vecchia baronessa, di aver denunziato ai giacobini il suo ambasciatore, di aver carpito, con la frode, sessanta­mila lire alla corte di Napoli. L'attacco culminava, poi, nel racconto di un incontro tra il Pio e lo stesso Fabre d'Eglantine. Il segretario d'amba­sciata, a sentire il suo accusatore, s'era rivolto a quest'ultimo chieden­dogli un impiego e vantando i sacrifici faits à la liberté, à Pégalité de 6es titres de cbevalier . Fabre d'Eglantine gli aveva chiesto di mostrargli i brevetti originali della sua decorazione, brevetti cbe il Pio s'era affrettato a consegnargli. Senoncbè, passato qualche tempo, il neo giacobino aveva chiesto conto delle Bue carte, ottenendone in risposta