Rassegna storica del Risorgimento

1896 ; MAKALL? ; GALLIANO GIUSEPPE
anno <1935>   pagina <484>
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Ernesto Benedetto
gruppo. A spiegarci, tra lui e il Colletta, una ripresa della bella intimità di una volta quando era lieto di scrivere alla sorella Paolina ch'egli e Colletta si vedevano quasi ogni giorno basterebbero la vecchia amicizia, la riconoscenza per le prove così nobili di attaccamento dategli dallo storico napoletano, la cordiale compattezza del cenacolo intellet­tuale cui dava vita il Vieusseux, il bisogno sempre più grande da parte del Colletta di essere confortato e assistito (si veda più oltre il grido amichevole del Leopardi, quando Colletta comunica il suo proposito di ritornare in campagna: a verremo a trovarvi in tilbury ). Ma non va certo dimenticato anche per il Leopardi come per gli altri del gruppo di cui è accessibile l'intima fisonomia la comunione delle idee politiche e delle speranze patriottiche. Sappiamo oggi troppe cose, possediamo particolari troppo minimi su quel nobilissimo sodalizio ed è facile, generalizzando degli atteggiamenti momentanei, disconoscerne la natura vera e falsarne la storia. *) Certo ciascuno di quei societies ha una sua propria personalità, e in questa qualcosa che agli altri poteva sfuggire o spiacere; ognuno di essi è troppo intelligente per non vedere i limiti ed i difetti degli altri; i malintesi, i momenti di malumore, le gaie maldicenze non sono mancate. Se Leopardi restituisce senza cor* rezioni, con elogi dall'apparenza banale, la Storia del Reame di Napoli dell'amico, è sicuramente perchè conosce di lui la morbosa sensibilità e non osa colpirlo con nessuna osservazione un po' grave. D'altra parte il Colletta ha sentito, come un difetto dell'uomo e come pura retorica, quello che a qualche recente critico è parso il tono stesso dell'arte e del" l'anima leopardiana, la voluttà con cui si drappeggia nella propria infe­licità, l'illusione che sia in essa la sua grandezza. Uomo d'azione, non fatto per comprendere la poesia pura, il Colletta ha amato il Leopardi per le sue mirabili possibilità assai più che per le opere già comprate (anche se queste erano le Operette Morali ed i Canti); sperò certo, come l'anonimo rimbrottatore della Palinodia, che il recanatese superasse la monotona ossessione delle sue individuali tristezze per esprimere le fedi e le speranze del tempo ed è innegabile che provò un disappunto, non esente da stizza, quando vide tradita la sua ardente aspettazione. Ma quelle sono le ombre, non la sostanza della loro amicizia. Lo stesso
*) Qualcosa resta da dire sulle relazioni tra Colletta e Leopardi anchedopog scritti di A. DE GENNARO-FEKBIGNI, Leopardi e Colletta, Napoli, 1888;SSfl, Le relazioni tra Giacomo Leopardi e Pietro Colletta, in Nuova Antologia, 1916, CjrV ' pag. 257 eseguenti; G. JANWONE; Del Leopardi e del Colletta, in Rassegna JVBSMMMI 1921, XXXIII, pag. 39 e seguenti; G. A. LEVI, Giacomo Leopardi, Messina, s. pag. 322 e seguenti