Rassegna storica del Risorgimento

FOSCOLO NICOL?
anno <1935>   pagina <508>
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508 Libri e periodici
Teresa a sconvolgere un ordine costituito da secoli e a gettare le fondamenta di mi li che sarà lo Stato moderno: opera, nella essenza e nelle conseguenze, rivoluzionaria ' perciò affatto preterintenzionale nella pia e avveduta imperatrice. Fu il figlio Gius ' che, imbevuto delle dottrine dei vari illuminismi , volle alla saggia opera realisti della Madre sostituire lo schema, tanto rigido quanto astratto, di uno stato razionai e nelle preordinate caselle sforzare l'ingresso della palpitante realtà storica nell'infiniti molteplicità delle sue articolazioni.
In Lombardia l'opera delle riforme urtò sino dall'inizio nelle numerose autonomie nelle quali si frazionava da secoli l'organizzazione dello Stato lombardo. Fulcro della lotta è la riforma tributaria intrapresa dal Pallavicini e dal Cristiani, nomini di fiducia di Maria Teresa, coadiuvati dal Neri, che era stato collaboratore di Francesco, l'impe­riale consorte, quando questi era granduca di Toscana. L'estensione dell'imposta fon­diaria, presa per base della riforma, attua una prima equiparazione dei sudditi di fronte alla legge. Ma anche la residua autonomia politica, contro la quale s'eran già provati la Spagna e Carlo VI, riceve un colpo ancor più duro con la soppressione (1757) del Consiglio d'Italia e l'istituzione di un organo burocratico, posto alle dipen­denze della Cancelleria viennese: cioè, il Dipartimento d'Italia.
Tuttavia quest'opera riformatrice, che colpiva privilegi e oligarchie, non trovava nello stato lombardo una inerte e passiva terra di morti .
Nell'interno dell'organismo sociale lombardo c'è un fremito di vita e di lotta: si, di lotta, tra il vecchio e il nuovo: tra un conservatorismo dell'alta classe dominante ancora attaccato così ai vecchi istituti politici locali come all'Arcadia e all'erudizione accademica, e una mentalità nuova, delle giovani generazioni espresse per molta parte dalla stessa classe dominante nelle quali l'individualità e l'originalità della coltura italiana, eredità del Rinascimento depauperata ma non dispersa, al contatto delle correnti europee riprendono energia e ravvivano i caratteri loro proprii. Ed ecco il Vèrri e il Beccaria, che daranno rigore di scienza, l'uno, all'economia politica, l'altro, al diritto penale; e la nuova scuola lombarda, energica, realistica, intenta allo studio del fenomeno economico nel suo congegno, nel suo funzionamento; e la scuola di Pavia che con lo Zola e il Tamburini studia il problema dei rapporti tra la Chiesa e lo Stato. Ed è una mentalità che non rimane ai sogni, ma vive,' si fa tale, realizzandosi. Il me­moriale presentato al Verri nel 1763 per l'abolizione della Ferma, cioè del sistema degli appalti doganali con l'enormità degli arbitri e degli abusi che vi andavano con­nessi, diverrà la legge del 1770 che abolisce l'odiata Ferma: e il Verri sarà poi chia­mato a Vienna per lo studio delle riforme finanziarie.
Intanto le riforme procedono anche negli altri campi: richiamati in vigore il placet e Vexequatw su gli atti della S. Sede; avocato allo Stato il diritto di censura; abolito di fatto il foro ecclesiastico, ecc. È una serie di atti di governo che si trova. sulla linea di una rivendicazione allo stato delle attribuzioni e prerogative sue già cadute in mano alla Chiesa nella dispersione atomistica del potere nel medioevo feu­dale. La separazione, infine, tra il contenzioso e l'amministrativo-politico attua quella distinzione dei poteri che sta alla base dello Stato moderno, mentre, peraltro, riducei a un'ombra il potere dell'antico supremo organo politico lombardo, il Senato, che scende al livello di un tribunale ordinario.
Sin qui l'assolutismo straniero e il pensiero italiano avevano realizzato, in u secondo accordo, un rapido aggiornamento della costituzione lombarda, ancorala la o nata nei particolarismi comunali, vecchi di tre secoli e più. Ma con Pavvento Giuseppe n, l'equilibrio si sconvolge, poi si spezza, irrimediabilmente. Rigido conse­quenziario alle premesse, l'imperatore non tollera la sopravvivenza nemmeno i qaeU'auftttnmia che invece non doveva morire: l'autonomia dello spinto. Lui i in tutto l'impero, ha il diritto e il dovere di pensare per tutti. Gli altri non P8wnJ essere che ubbidienti e silenziosi esecutori. Non è soltanto l'organismo dello Sta j> tutta la vita eh? si trasforma in un incredibile congegno burocratico. Già poco uopo