Rassegna storica del Risorgimento
FOSCOLO NICOL?
anno
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1935
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pagina
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509
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Libri e periodici
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1780, il Verri, il Carli e altri devono congedarsi, quando non sono addirittura licenziati. Così, dice bene PA la società lombarda inizia il suo divorzio da Vienna (p. 200).
Le vicende e l'indole delle riforme dell'imperatore-filosofo, il giuseppinismo , sono più che note, e appartengono, forse ancor più che quelle della Madre, alla storia europea di un periodo che e non solo nel tempo precede di poco e anzi in parte è coevo agli inizi della rivoluzione francese. Per la Lombardia, Tanno fatale è il 1786. Applicazione dell'assolutismo integrale: il Senato è soppresso del tutto; sono soppresse tutte le magistrature e anche l'ombra delle autonomie; unico organo con tutti i poteri, il Consiglio di Governo. Ancor più nota è la politica ecclesiastica di Giuseppe II. È lo Stato che si sostituisce alla Chiesa. Si ha qualcosa di più di una Chiesa nazionale: una Chiesa di Stato; giacché Giuseppe II non esita a entrare nella materie viva dei riti e delle dottrine: cosi accanto al Seminario di stato che è in mano ai giansenisti di Pavia e al regolamento governativo delle pratiche del culto si ha pure il catechismo di stato: dal Belgio alla Lombardia, unica deità, la Raisonl
E l'eccesso dell'astrattismo è visibile in tutto: per es., la riforma della polizia fu certamente un altro gran passo verso la riorganizzazione dello Stato: ma, in nome dell'ordine sociale- e della sicurezza dell'individuo, non si esitò nemmeno davanti agli intimi penetrali della famiglia. Onde reazioni, risentimenti, sdegni; e, per lo meno nella classe intellettuale, messa in disparte e fatta perciò avversa, i primi germi di mi sentimento antiaustriaco.
La morte di Giuseppe II (1790) trova l'impero in uno stato di rivolta presso che generale contro l'estremismo del sistema. In Lombardia le cose non sono così gravi come altrove: quivi la lotta si profila più viva, si può dire, in seno alle classi dirigenti: da una parte, l'aristocrazia oligarchica che vuol riprendere il potere; dall'altra i riformisti teresiani che, per bocca del Verri, chiedono una Costituzione al nuovo principe che aveva invitato i sudditi a esporre i loro desiderata. Fu ascoltato il patriziato, che chiedeva il ripristino della Congregazione dello Stato; ma la vittoria dei nobili (1791) fu assai discutibile, giacché proprio nelle materie più importanti l'organo riesumato rimase meramente consultivo. Discutibile è pure, se intesa come rivincita dell'autonomismo oligarchico, l'istituzione del Magistrato Politico Camerale (1791-92) in luogo del soppresso Consiglio di Governo, giacché la sfera e la qualità delle attribuzioni è tale, che il nuovo magistrato è un onnipotente funzionario governativo. La burocrazia rimane e le antiche magistrature sono sempre di là da venire
Analoga cautela guida il nuovo imperatore nelle rettifiche nel campo della politica religiosa. Leopoldo sopprime, si, i seminari governativi, ma le richieste della Chiesa, specialmente in materia di censura, rimangono senza effetto. Non disconosce che il regolamento delle pratiche del culto appartiene ai vescovi, ma, aggiunge, beninteso, sotto la vigilanza del governo. E la revisione della potestà politica , a cui sono sottoposti tutti gli scritti che escono in pubblico deve estendersi senza distinzione anche alle istruzioni o lettere pastorali dei vescovi . E non basta. Il catechismo continuerà ad essere impartito sui testi già approvati dall'imperiale fratello. Tale risuona, senza possibilità di equivoci, la parola di Leopoldo (v. p. 281 e seguenti).
Tutto ciò va rilevato, giacché l'opinione che Leopoldo facesse marcia-indietro sulla via segnata dal fratello é, per lo meno, eccessiva. Mostra una vera aderenza alla realtà storica il Valsecchi, il quale, esaminata l'opera di Leopoldo sulla base dei documenti, conclude che il biennio leopoldino é in fondo la logica continuazione del decennio giuseppino (p. 286). Leopoldo fa il bilancio dell'amministrazione dell'assolutismo illuminato (id.) e abbandona quel che v'è di prodigo e di azzardato nell'amministrazione gì useppina (id.).
Della quale, e quindi dell'opera dell'assolutismo illuminato nei riguardi della Lombardia, questo rimane acquisito alla storia: che l'antica costituzione lombarda fu spinta risolutamente sulle vie dello Stato moderno (p. 256) e nel corso storico