Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; STATO PONTIFICIO ; STATUTI
anno <1935>   pagina <542>
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542 Leo Wollemborg
principi e popoli d'Italia cementata dalle riforme l'uni fra gli Stati d'Italia realizzata in una lega prima doganale più tardi politica e militare, non erano concepite come fine ' se stesse, quali poteva il Pontefice auspicarle e promuoverle erano passi ulteriori verso una meta, erano mezzi per imporre rispetto allo straniero dapprima, per eliminarlo d'Italia poi. 8 E chi poteva seriamente pensare che la morte, almeno euro­pea, del grande malato turco consentisse il comodo ino­rientamento dell'Austria e relativa idillica soluzione del problema lombardoveneto? E poteva il Pontefice incorag­giare o peggio partecipare ad una guerra contro l'Austria? La risposta la darà l'allocuzione del 29 aprile.
E alla guerra doveva inevitabilmente portare anche l'avanzata sull'altra via: la via delle riforme interne, la via delle costituzioni. Avrebbe potuto mai l'Austria tenere il Lombardoveneto, unico isolotto in un'Italia costituzionale ?
Perchè la via delle riforme conduceva irresistibilmente alle costituzioni; e ciò per intimo spontaneo moto italiano. Napoli era già costituzionale, Carlo Alberto e Leopoldo già avevano promesso i loro statuti, quando la rivoluzione di febbraio scoppiò a travolgere le ultime opposizioni.
Circoscrivere il moto italiano nella cerchia delle riforme amministrative, come il Guizot avrebbe voluto * come speravano e vagheggiavano i meglio intenzionati fra i prin­cipi italiani, impossibile: impossibile soprattutto nello Stato pontificio, dove ogni riforma che si operasse senza aver per base la civile uguaglianza, l'uniformità delle leggi e la instaurazione del laicato nel governo, doveva necessaria­mente esser reputata insufficiente, e lasciare sussistere le più reali ed antiche cause di malcontento .3) Perche n dominio temporale è qua! è o non è, si sarebbe potuto
*) Cfr. FAMNI, op. ci*., II, pp, 176-77. *) LA FARINA, op. dt.t II, p. 161. 31 FABINI, op. cit.y II, pp. 178-9.