Rassegna storica del Risorgimento

1848 ; STATO PONTIFICIO ; STATUTI
anno <1935>   pagina <545>
immagine non disponibile

Lo Statuto Pontificio nel quadro costituzionale del 1848 545
nell'ombra. Troppo dolce la lusinga del favor popolare, dei-Tonda d'incenso e d'applausi che avvolge e trascina Pio IX; bisogna giungere a quella dimostrazione del 17 giugno 1847 che fu detta una rivoluzione festosa ,2) perchè la coscienza del pericolo si risvegli nei consiglieri del Pontefice e nell'animo di Pio IX: l'Editto del 22 giugno proibisce le riunioni popo­lari. Ma era passato un anno e molte cose erano mutate: l'Editto rimase lettera morta.
Ormai i Romani s'eran fatta un'abitudine, una piacevole abitudine, di quelle dimostrazioni, tanto più ebe lo nota amaramente il Minghetti molte cose eransi ottenute, solo per applausi o per minacele popolari, e ciò ebe agli amici veri del Pontefice si diniegava duramente, era concesso a una dimostrazione incomposta di plebe... .2) E d'altra parte anche le sètte erano ormai al lavoro : gli agenti mazziniani in prima fila.
Mazzini basta avere una conoscenza superficiale del­l'uomo per intuirlo doveva esser stato piuttosto sorpreso, probabilmente quanto il principe di Metternicb, dall'appari­zione di un Pontefice liberale; certo fu tra i pochi scettici che non si lasciarono trascinare nella popolare esultanza per Pio IX; e per quanto cedendo alla sua abitudine di apo­strofare direttamente (e non troppo rispettosamente) principi e re indirizzasse al Pontefice l'8 settembre 1847 una famosa lettera (Siate credente e unificate l'Italia, ecc.), da altre contemporanee manifestazioni confidenziali3) vediamo quanto poco egli s'illudesse sul conto di Pio IX. Ma presto la piega degli avvenimenti gli mostrò tutto il partito ch'egli poteva trarne per rialzare le sorti della Giovane Italia dopo la eclissi degli ultimi anni.
Certo non bisogna prendere alla lettera quanto dei disegni e dell'attività mazziniana ci dicono uomini come il Minghetti
*) FAMNI, op. dt., II, p. 194.
3) MINGHETTI, op. /., I, pp. 326-7.
) Vedi la lettera al Lamberti ricordata in: A. MONTI, op. cti.t p. 80 e nota.