Rassegna storica del Risorgimento
1848 ; STATO PONTIFICIO ; STATUTI
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1935
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pagina
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552
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552 Leo Wolhmborg
III.
Come sempre accade, dal punto di massima tensione scattò la reazione più viva e più estrema.
Non è qui il caso di riprendere le note vicende che portarono alla rivoluzione di Sicilia: basti dire che, scoppiato il moto palermitano nel giorno fissato e annunciato 12 gennaio e affermatosi con la vigorosa resistenza alle truppe borboniche, le ripercussioni alla Corte e nella città di Napoli furono tali da indurre Ferdinando ad entrare nella via delle riforme. E apparvero (18 gennaio) vari decreti sulla stampa, sulla Consulta di Stato, suU'amministrazione particolare della Sicilia, nonché un'incompleta amnistia: il re di Napoli non faceva altro che mettersi al passo con gli altri Principi italiani.
Ma ogni ostinazione nella resistenza al di là dei limiti ragionevoli si paga non appena si accenni finalmente a cedere: le riforme stesse che a Roma, a Torino, a Firenze erano state accolte con applausi e dimostrazioni, a Napoli furon salutate dal famoso troppo tardi ; la costituzione era ormai il voto generale, e la costituzione fu promessa dal Re il 29 gennaio.
Si disse che oltre al timore o alla debolezza il calcolo politico ed un certo maligno gusto di vendetta entrassero a spiegare la condotta di Re Ferdinando. Calcolo politico: come dall'estremo dell'oppressione è facile il passaggio alla più sfrenata libertà, così dagli eccessi della libertà si può sperare pronto ritorno e occasione propizia alla reazione. Maligno gusto di vendetta... Indubbiamente, il gesto repentino delie di Napoli veniva a porre in grave imbarazzo quei Principi italiani che primi s'erano camminati sulla via delle riforme e si vedevano ora soprawanzati d'un balzo dall'ultimo giunto in corsa.
i) Come fossero considerati in Roma i fatti di Napoli quando ancora f**1 avevano preso una piega decisa e quali previsioni si traessero dalla probaoi e, tuatità di una soluzione costituzionale, lo vediamo da una lettera di naons.