Rassegna storica del Risorgimento

VENETO ; FRANCIA
anno <1935>   pagina <559>
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Lo Statuto Pontificio nel quadro costituzionale del 1848 559
accordata o sul punto d'accordarsi il Pontefice nominava una Commissione interamente composta di ecclesiastici2* per sviluppare e meglio coordinare le instituzioni già date da S. S. e proporre quei sistemi governativi che sieno compatibili colla autorità del Pontefice e coi bisogni del giorno .
Dal canto loro, gli esponenti del liberalismo e il popolo romano mantennero una linea di calma e di moderazione, rela­tive, s'intende, ma non meno degne di rilievo se appena si consideri quale fosse ormai la posizione di Roma in un' Italia già più che per metà costituzionale.
L'8 febbraio Carlo Alberto aveva promesso la costituzione; il 12 lo imitava il Granduca; Ferdinando aveva già dal giorno prima firmata e pubblicata la propria. In Roma, al contrario, ufficialmente nessuno parla di costituzione: la parola come abbiamo veduto non ricorre neppure nel decreto di nomina della Commissione ecclesiastica che pur doveva in realtà essere incaricata di redigere lo Statuto pontificio.
Si farà attendere un mese ancora la costituzione di Pio IX: ma tale era la fiducia nel Pontefice e la persuasione di averlo ormai alleato alla causa italiana, che l'attesa potè protrarsi senza gravi incidenti, segnata solo dall'intrecciarsi vivacissimo di proposte, discussioni e suggerimenti intorno al futuro Statuto.
V è un editoriale di Pietro Sterbini sul Contemporaneo del 15 febbraio che sembra illustrare e sintetizzare le condizioni dello spirito pubblico in Roma dopo le costituzioni di Napoli, Torino e Firenze. Esalta lo Sterbini lo spettacolo mirabile che Popoli e Principi italiani hanno offerto agli stranieri: afferma che in Roma, sulla quale son fissi gli occhi di tutti, in Roma
né il Principe né il popolo mancheranno ai tempi. Pio IX si porrà in armonia col resto d'Italia, e la sua Roma con aspetto dignitoso e imponente attende con impazienza, ma con ardore la parola che
J) SPADA, op. d*., II, p. 48.
) Ne fecero parte i cardinali Altieri, Antonelli, Bofondi, Castracani, Orioli, Usuili e Vizzardelli; i monsignori Bernabò, Corboli-BusBi e Mertel.