Rassegna storica del Risorgimento
VENETO ; FRANCIA
anno
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1935
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pagina
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565
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Lo Statuto Pontificio nel quadro costituzionale del 1848 565
Per gli uni, determinate nel testo stesso della costituzione le materie miste e limitata con precisi confini l'estensione del potere legislativo temporale, si poteva senz'altro adottare il comune schema costituzionale degli altri Stati italiani. Per altri lo Sterbini per esempio il necessario equilibrio fra i vari poteri è senz'altro raggiunto con una Camera dei Cardinali in funzione unicamente di Corte di Cassazione a tutela degli interessi ecclesiastici, e una Camera dei Deputati in rappresentanza degli interessi politici ed economici del Paese: nel PonteficeRe il punto d'incontro fra la potenza popolare della Camera dei Rappresentanti e la potenza religiosa della Camera dei Cardinali . f Ritroviamo lo Sterbini fra i più energici oppositori a una più complessa soluzione, la soluzione tricamerale che doveva come vedremo essere in realtà accolta nello Statuto pontificio. Secondo i fautori di tale soluzione, rimanendo il Collegio dei Cardinali quale Consiglio del Pontefice e saldo sostegno della Chiesa, ben vi poteva esser posto accanto alla Camera dei Rappresentanti per un'Assemblea vitalizia, di nomina sovrana, basata sull'aristocrazia ereditaria. Di contro, improntata a sano realismo la critica dello Sterbini, Aristocrazia di nascita? egli si chiede : ma essa è per educazione inadatta a qualunque carica pubblica, manca d'un qualsiasi prestigio da far valere di fronte alla Camera dei Rappresentanti. Aristocrazia di censo? Ma in uno Stato dove mancano industria e commercio, dove trovare uomini intelligenti e conservatori, adatti a formare una Camera Alta? Il sistema tricamerale conclude lo Sterbini servirebbe unicamente a rallentare il moto della macchina statale, accentuando il difetto consueto dei governi costituzionali la lentezza nelle decisioni, il ritardo spesso nocivo nel prendere quelle determinazioni che gu avvenimenti domandano talvolta sollecite e sul momento .2>
STERBINI sul Contemporaneo del 26 febbraio.
Vedi i numeri del 29 febbraio e 2 marzo del Contemporaneo.
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