Rassegna storica del Risorgimento
"GIORNALE (IL) DE' PATRIOTTI D'ITALIA"; GIORNALISMO
anno
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1935
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pagina
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578
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578 Leo Wóttemborg
il suo pensiero appare equilibrato, non solo, ma ricco di mi 1 modesto buon senso che, spesso e senza parere va al fn A delle cose:
I giudizi che vennero portati sul merito dello Statuto furono vari, magnificandone alcuni i pregi, altri esagerandone i difetti. Certo che cosa buona non era né poteva essere; ma, considerato il carattere del principe che lo concedeva, e l'indole e l'essenza del pontificale governo; e comparandolo altresì agli altri Statuti che lo aveano preceduto e derivavano da Principi secolari, era ciò che poteva sperarsi di conseguire da una sovranità che per indole, se non per essenza non può che essere assoluta o non essere .
É qui il nodo della questione, qui lo scoglio decisivo. Ecco a ribadirlo ancora una volta con abbondanza d'argomentazioni e qualche focosa esagerazione di tono le parole del La Farina:
No, non è vero che il dominio temporale della Chiesa sia soia-ménte incompatibile coli'ordinamento unitario dell'Italia; egli è incompatibile con ogni civile forma di reggimento nazionale. Chi si sente capo dell'unità universale non può volersi rimpicciolire con farsi capo, e molto meno membro, di una particolare nazione.
Che potrebbe di più fare un pontefice, che ridare ai suoi sudditi b statuto costituzionale del dì 14 di marzo ? E si può credere durevole un reggimento costituzionale senza libertà di coscienza; senza libertà di stampa m materie religiose, con un parlamento il quale non può far leggi sulla pah Mica istruzione, sugli atti pubblici risguardanti le nascite, i matrimoni e le morti, su'fori eccezionali, su due terzi dei tribunali esistenti nello Stato, sulle corporazioni religiose, su'beni del clero; materie tutte o ecclesiastim o miste, escluse quindi dalla sua competenza per Varticolo XXXVI dei medesimo statuto ? E dall'altra parte potrebbe permettere il pontefice che si pubblicassero in Roma gli scritti di Lutero, che si provvedesse all'istruzione in modo contrario a' decreti del Tridentino, che da un assemblea di laici si abrogassero le decretali e la bolla In Coena Domini* che i suoi sudditi facessero impunemente ciò che i principi indipenden i non possono senza incorrere nella scomunica ?
" Op, cU IV, Conclusione, pp. 1149-50.