Rassegna storica del Risorgimento

EMIGRAZIONE POLITICA ; FORL? ; CORSICA
anno <1935>   pagina <596>
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Antonio Mambelli
e per i motivi già esposti, fa ritenere che sì. Vediamo intanto ' precedenti.
Il 23 luglio 1826 fu attentata in Ravenna la vita del card' " Rivarola, che dall'11 maggio 1824 assumeva l'ufficio di Legato Latere per le Quattro Legazioni di Romagna e la Delegazione di Pesaro e Urbino. La sua nomina seguiva ad una serie di omicidi ferimenti di carattere politico, avvenuti specialmente nel marzo 1821 in Forlì ad opera della carboneria,*) ma già abbondantemente vendicati con gli arresti in massa operati nel luglio dello stesso anno dal card. Sanseverino. 2> Nel 1824, il 5 aprile, veniva assassinato il direttore della Polizia provinciale di Ravenna, conte Domenico Matteucci, a corollario di una incessata attività punitiva contro gli eleménti, o meglio gli strumenti della repressione pontificia intesa a stroncare la pianta del liberalismo. In luogo del card. Ru­sconi, giudicato debole od inetto, il Papa inviava dunque Agostino Rivarola, che godeva fama di uomo fedelissimo e risoluto.
Il nuovo Legato si pose subito all'opera, rendendosi malviso già per il governo rappresentato e perchè nulla comprendendo della anima e delle aspirazioni romagnole, si era abbandonato a rigori ecces­sivi ed impolitici. Ma più che sfogare gli antichi rancori, maturati nelle vicende cui fu soggetto durante la Cisalpina, per avere seguito Pio VI e con lui sofferto i dolori della captività, il porporato geno­vese teneva a dimostrare la sua capacità di governo. Quindi ai piani preordinati di ristabilimento dell'ordine, in una regione giudi­cata focolaio di esperienze novatrici pericolose, nuovi ne aggiungeva per portare a sollecita conclusione i moltissimi processi in pendenza fino dal '21, e quelli che si andavano maturando nella torbida atmo­sfera politica.
Così addivenne alla famosa sentenza dell'agosto 1825, che strappò al lavoro e al focolare domestico molti onorati cittadini e padri di famiglia, per consegnarli alle galere di Pesaro e di S. Leo, mentre a centinaia ne sottoponeva al precetto politico e alla sorve­glianza della polizia, con una procedura invero mostruosa.3> H R** rola, dopo l'attentato, si ritirava per alcun tempo nella sua città
J> G. MAZZA-TINTI, Forlì nella Storia del Risorgimento. Lezione IV, Sètte e Set­tari, Forlì, tip. Sociale, 1904.
Est,
8) M. PEIILINI, I processi p< G. Mondovi, 1910. I condannati furono 514.