Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLEONE III
anno <1935>   pagina <607>
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Il colpo di stato di Napoleone HI nelle testimonianze, ecc. 607
Brizi, H informando passo per* passo, sebbene in modo piuttosto sog­gettivo, della situazione politica di Francia, manifestando speranze e disegni spesso irrealizzabili, chiedendo, scongiurando di poter agire anch'essi per la Patria e per l'Idea.
Quella mattina il falegname Herzock che fin dall'alba era affac­cendato fra i trucioli e le seghe nel negozio del suo padrone, chiamato dall'insolito mormorio, lascia gli arnesi, corre in istrada a leggere il manifesto: anche in lui la prima impressione è di stupore.
Antonio Lami 2) che si è pure precipitato per la via ai primi clamori è annientato da questo colpo che distrugge improvvisamente i laborioso edificio costruito dai repubblicani.
Infatti quella rete di Comitati insurrezionali che Mazzini era andato audacemente tessendo fin nel Lombardo-Veneto, e che, per una rapida riuscita, si basava unicamente sulla desiderata ascensione al seggio presidenziale del deputato Ledru Rollin, impegnatissimo con l'Alleanza democratica europea, rovinava paurosamente sotto il peso del colpo di stato, che, preparato e giustificato dal mareggiare degli odi di classe, dalla cupidigia per gli interessi materiali, dalla sfiducia della cittadi­nanza per una libertà repubblicana più gravosa di una schiavitù, raffor­zava con il suo esempio i polsi alla reazione europea.
sentimento di deferenza filiale, ed eletto nel *48 Gonfaloniere di Spoleto, ne esortò i cittadini a chiedere la cacciata dei gesuiti ed un regime costituzionale. Durante la prima guerra d'indipendenza accorse a combattere a Vicenza e portò valido aiuto alla difesa di Venezia. Nella difesa del forte di Marghera seppe mostrare un'abilità di comando ed uno spirito di sacrifìcio non comune. Fu perciò promosso colonnello. Tornato a Roma ed eletto membro della Costituente Romana, votò contro il Potere Temporale. La sconfìtta di Novara lo spinse a partecipare all'eroica campagna della Romagna, ma mentre si avviava verso Bologna venne arrestato dai soldati francesi e chiuso nelle car­ceri di Civitavecchia. Escluso dai benefici dell'amnistia, dopo la caduta della repub­blica si era riunito ai compagni di sventura che convenivano a Civitavecchia ed era partito con essi verso l'esilio soggiornando poi a Marsiglia, a Parigi ed a Londra. Cfr. S. FRATELLINI, Spoleto nel Risorgimento Nazionale, Spoleto, 1910, p. 86; M. MONACHESI, Italiani in esilio, in Miscellanea Lazio, Firenze, le Monnier, 1933, voi. II, pag. 197-215.
1) Eugenio Brizi, figlio di un facoltoso architetto, nato in Assisi il 13 settem­bre 1812, dopo una vita brillante trascorsa a Roma, dal '38 al '40 si affiliò alla Giovane Italia e nel maggio '49 fu valoroso ufficiale delle milizie romane nel Veneto. Notevole Fazione di resistenza svolta da lui durante l'assedio del forte di Marghera insieme al Pianciani, ai fratelli Danzetta, a Raffaele Omicini, Carlo Bruschi, Antonio Cesarei.
Si dovette al Brizi, capitano di una delle compagnie dette della Morte se, sorpresi di notte gli avamposti austriaci, fu possibile toglier loro buoi, granaie e perfino cannoni per rifornire Venezia esausta. Cfr. E. Buzzi, Memorie autobiografiche, (1838-1862), Assisi, Stab. Tip. Mctastasio, 1898; F. COMÀNDINI, Cospirazioni di Romagna e Bologna, Bologna, Zanichelli, 1899, pp. 506-507.
2) Su Antonio Lami, v. in questo stesso fascicolo le notizie che ne dà ANTONIO MOKBELLI, Di alcuni patrioti! forlivesi esuli in Corsica, pp. 604-605.