Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLEONE III
anno <1935>   pagina <608>
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Maria Teresa Natali
--EU partito democratico francese, debolissimo, si sbandava al primo urto, giustificando l'opportunità della mossa di Luigi Napoleo frattanto la popolazione si riversava sempre più numerosa in istrada tutti i lavori venivano sospesi, il manifesto, letto, commentato, compreso infine anche troppo chiaramente, rimaneva sospeso come una oscura minaccia di rivoluzione negli animi di quei cittadini che, ancor memori del sanguinoso '93 temevano il sovvertimento dello Stato in ogni repentino mutamento di governo.
Scesa la sera, gli aggruppamenti andavano aumentando sui Boulevards, le discussioni divenivano più concitate, le vie principali rigurgitavano di gente.
In quei momenti, decisivi non solo per la democrazia francese ma anche per quella italiana esule a Parigi, Lami, agitatissimo, passava in istrada tutto il giorno e gran parte della notte sorvegliando così da vicino le vicende del colpo di stato. E quantunque alle prime luci dell'alba del 3 dicembre vedesse frotte di popolani correre disperata­mente per la strada invocando armi e capi e dagli arresti fatti e dall'occu­pazione delle stamperie e dei punti di difesa da parte dei soldati, arguisse che l'Armata francese si mostrava devotissima a L. Napoleone, non abbandonava tuttavia interamente le sue speranze e scriveva all'amico Pianciani che oltre Manica soffriva per l'impossibilità di correre a batta­gliare in favore della democrazia:
Coraggio adunque, mio buon amico, il ballo è incominciato, posso ingannarmi, ma io credo, avremo la vittoria, e poi tutti gridano contro l'avventuriere, al cospira­tore, al traditore, che Ledru prenda bene le sue misure, che la parte sana delli fiepu-blicani si mettino d'accordo e vedrete, prima della fine del mese, ove sarà caduto il governo dittatore di Luigi Napoleone. 1)
Frattanto il principe di Canino informava i patrioti di un ordine d'arresto emesso per tutti gli stranieri provenienti dall'Inghilterra: era infatti logica aspirazione del Presidente impedire che alle prime notizie dei disordini, il bellicoso gruppo dei mazziniani, ripassata la Manica, accorresse in Francia a fomentare la rivolta, invigorendo la democrazia, tanto più che, ad eccitare il popolo, circolavano stampe clandestine che assalivano violentemente Luigi Napoleone mettendolo fuori della legge come un bandito, mentre intorno si cominciava a sussurrare di dipartimenti insorti.
l) Cfr. Lettera di A. Lami a N. Pianciani, Parigi, 4 dicembre '51. Archi Stato di Roma, (Archivio Pianciani) Busta n. 27.