Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLEONE III
anno <1935>   pagina <609>
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Il colpo di stato di Napoleone IH nelle testimonianze,, ecc. 609
La realtà della situazione era precisamente questa: il socialismo aveva preso dimora nel sud-est della Francia, dove vivevano contadini, artigiani, modesti impiegati. La maggior parte di questa gente giudicava responsabile della vita misera che trascinava, i gendarmi, gli impiegati regi, i proprietari e qualche volta anche i preti; considerava insomma come nemici tutti quelli che eccitavano la sua invidia con uno spettacolo di benessere, o la tenevano soggetta con il peso delle leggi. Il desiderio di un miglioramento delle loro condizioni aveva spinto questi poveri verso le promesse del socialismo, ed essi avevano perciò atteso con ansia che con l'anno '52 giungesse anche il trionfo della democrazia e la conseguente realizzazione delle loro speranze; invece il colpo di stato era venuto a distruggere tutti gli aerei castelli delle moltitudini ed allora le provincie si erano sollevate.
Nel dipartimento del Var 5000 contadini, riunitisi a Vidaubar si erano avanzati verso le regioni di Draguignan, occupando Salerne e Aupe. A Digne si era istallato subito un governo provvisorio. Ma i successi erano stati altrettanto passeggeri quanto rapidi e brillanti. Le bande disordinate degli insorti venivano in breve disperse dai reggi­menti sopraggiunti per la valle della Durance.1)
Ora poiché la stampa, opportunamente imbavagliata da L. Napo­leone, non poteva annunziare questa notizia ai cittadini francesi, gli echi degli avvenimenti vagavano incerti per Parigi, che veniva così ad apprendere come i dipartimenti fossero insorti, 6enza riuscire a conoscerne i particolari.
Perciò anche Lami deve accontentarsi di accennare appena la notizia all'amico Pianciani.
Frattanto il clamore aumenta, tutta Parigi è in istrada, si reclama a gran voce la Guardia nazionale, ma invano, non si sa ancora che i due nuovi capi, La Wolstine e Vieyra, regalati ad essa dal Principe-presidente, non hanno altro scopo che quello d'impedire appunto l'in­tervento di essa.
Anche Lami, eccitato dalle grida che salgono fino alla sua soffitta, sente imperioso il bisogno di uscire a prender parte alle dimostrazioni, e poiché è probabile che i fucili militari possano colpirlo, aggiunge in fondo alla lettera un addio commosso al più caro degli amici:
f Tutti domandano la Guardia nazionale; se questa sorte, le sorti del Presidente finiranno al più presto. Ve lo ripeto, fra un'ora Dio sa quanto sangue scorrerà nelle vie
x) Cfr. PIERRE DE LA GORCE, Hitoire du Second Empire, Paris, voi. I, p. 8-9.