Rassegna storica del Risorgimento

NAPOLEONE III
anno <1935>   pagina <615>
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// colpo di stato di Napoleone III nelle testimonianze, ecc. 615
voleva morire anziché soffrire il Colpo di Stato. Tutto giorno si fucilla. Che importa. Poiché sìeno uomini del popolo, della vile moltitudine.
Vedete M. Thiers in libertà; Parigi costernato.
Meglio Luigi Napoleone che Ledru Rollio, chi è morto, è morto e ieri assera da tutte le parti si sentivano queste parole: <i Luigi Napoleone ha fatto bene, conviene appoggiarlo, ci salverà dai Rossi.
Voi dite che le barricate appena fatte sono state lasciate. Lo credo bene, se aveste veduto come lavorava il cannone, come si lanciavano contro le truppe per colonne di 4, 6, 8 battaglioni.
Siate sicuro che quel poco popolo che si batteva lo faceva bravamente; del resto vi volevano almeno 20 milla fucili nelle mani del popolo, invece fra buoni e cat­tivi ne avrà avuti 500. Ciò che posso assicurarvi si è che quanti presi, tanti fucilla fi. Di più non si poteva fare.
a Avete fatto bene a non muovervi, sareste stato arrestato ovunque, cosi sono gli ordini. Non mi sorprende che abbiate avuto la febbre, chi non l'ha avuta in questi giorni? Facciamoci animo, ci ricordi soltanto come sia sprecato il tanto bene che si dice della grande Nazione soprattutto dei suoi rappresentanti.
Ieri assera vidi C(ermischi), il quale tremava ancora per la lettera che le avete mandato.
Mi diceva: Mio Dio, siamo in is tato d'assedio, che poi voi siete grandemente in errore se credete ad una nuova esplosione, no, amico mio, per ora il Vulcano è spento e spento davvero. Posso ingannarmi per ora il Presidente è padrone assoluto e nes­suno pensa a disputarglielo. Se vedeste Parigi, se udiste il Popolo, se parlaste con la classe ricca e colta direste: siamo in Austria, siamo nelle mani di un popolo demora­lizzato e corrotto ,
Vi dico potrà avvenire, oggi, lo vedessi, non lo crederei.
Amico mio, voi parlate bene, mi piace assai assai quanto mi dite, io però che mi ritrovo al contatto sia degli uni e degli altri: gli uni sono abbagorditi, gli altri sono ubriachi. Tanto i primi che i secondi daranno luogo alla riflessione , Io credo, lo spero, ma per il momento tempo perduto, il primo vi dice: nella battaglia del giu­gno, quei signori a venticinque fr. al giorno, facevano farci foco addosso. Era va no ladri, assassini, nemici della famiglia, cosa fecero di poi per noi? Nulla, non ci prodigarono l'insulto, ci abbandonò.
Se ci chiama oggi alle armi si è per abbandonarci domani. Non vogliamo i loro. Sono maschere, sono nostri nemici. Quando avremo capi di nostra fiducia, quando avremo la nostra bandiera rossa, vive qui vive, combatteremo da forti.
I secondi poi hanno perduta la testa, gli sembra fare la guerra in Africa. Sperano tutti di divenire Marescialli di Francia. Hanno denari, decorazioni, onori, il resto non ci pensano, per darvcne una prova sentite: ieri, verso le quattro dopo pranzo vicino alla postalettere, passava una pattuglia, un giovane grida: W la Repubblica , l'ufficiale fa vista di non sentire, continua il cammino, un soldato spiana il fucile, fa fuoco, e ammazza il padrone di una di quelle botteghe che se ne stava a vedere tranquillo chi passava. Che ve ne pare? Sin qui non si leggono che le notizie date dal Governo, per cui nulla si sa di sicuro del Governo detto provvisorio.
Si aspettava una sollevazione. Nulla si è visto, è stato messo due altri diparti -menti in istato di assedio, vuol dire che colà vi sarà del malumore, ecco tutto.
Egli è vero, viene di rimettere il voto come prima. Domando io, cosa servirà tutto questo: a nulla, egli vuol acquistare il tempo.