Rassegna storica del Risorgimento
anno
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1935
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pagina
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619
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Il colpo di stato di Napoleone IH nelle testimonianze, ecc. 619
mato il popolo all'azione, il popolo avrebbe fatto il suo dovere: abbandonato da tutti cosa doveva fare? Se la Borghesia avesse amato il Popolo, allorché vidde i massacri dei Boulevard doveva correre alle armi, correre nei sobborghi, là doveva vincere o morire. Essa amò meglio nascondersi.
Oggi Parigi par che dorma, domani il popolo svegliato protesterà col voto, se tuttala Francia farà altrettanto, credete a me il Presidente non avrà aldilà di 3 milioni di voti Cosa farà allora? Da questo stato di cose deve risorgere potente la rivoluzione.
Che i grandi Mathador della Democrazia si occupino davvero della resistenza, che si occupino di tener lontano dall'Eliseo gli uomini influenti a qualunque partito appartenghino, e cerchino ogni via per lasciare solo isolato l'Eliseo, che non si taccia sacrificio di uomini inutilmente per piacere di far parlare di se, che si occupino seriamente della cosa pubblica e vedrete un cambiamento di cose che farà stordire la reazione Pretoriana.
Per mala sorte i Democratici parlano assai e nulla fanno, pure vi è di che occuparsene seriosamente: io credo possibile vedere il Presidente trascinato da' suoi a degli atti, a delle misure così sconcordanti ai tempi presenti da far allontanare da se i bianchi e Bleu. Si approfitti di tutto. V'è chi dice, nominato o no, egli resterà; il giorno dopo all'elezione anderà al Tuileries, farà decreti, nuovi arresti, tutta la Francia in istato d'assedio. He bene faccia, non potrà innondare tutta la Francia di truppe, non potrà regnare e combattere l'insurrezione. La di lui forza sta nella mancanza d'organizzazione della Democrazia e nello spavento dei Rossi.
Di poi questi avvenimenti vedo certi uomini di partiti differenti tutti però nemici del Presidente. Infiuentissimi presso la borghesia, i Capitalisti vi dicono: noi vogliamo la Repubblica ma non vogliamo i Rossi. Se questi fossero sentiti, tutto farebbero per abbattere l'usurpatore.
Io mi occupo a tenerli vivi nell'odio, nella sete di vendetta, cerco ogni via per fargli credere che essi ritorneranno al potere ed essi a rispondere: la Francia non perirà, la Francia risorgerà, la Francia compirà la di lei missione.
Non mi sorprende, mio buon amico, se avete avuto la febre, se siete stato oltre misura agitato: mio Dio, siamo stati tutti cosi. Se foste stato fra di noi col vostro temperamento vi sareste perduto. La vostra energia, il vostro coraggio, l'amore che portate alla vostra santa causa, tutto si saria spezzato.
Ve lo giuro per quanto ho di più sacro al mondo. Uno spettacolo più vergognoso non vidi mai. Chi era divenuto stuppido, chi renitente, chi si ricusava di aggire. chi faceva l'indifferente Dio, Dio e si trattava della salvezza della repubblica, Il solo popolo fidava nella sua forza. Domandava Armi e Capi. Vi si rispondeva: aspettiamo, vedremo; intanto qualche migliaio di gioventù bollente trovava la morte e nell'interno di Parigi si diceva: il popolo non si vuol battere. So che si che il popolo si batte di'avero!.
Cosa dicono gl'Inglesi cosa dice Ledru Rollin?
Scherzando giorno sono delle cose attuali in Francia in casa Bochard dissi a M. Odfllon-Barrot: eccoci a Roma ed egli mi rispose: no, Lami, nous sommes à Naples . Come parlano bene di noi, come gridano contro la spedizione di Roma vi assicuro che sento gran belle cose. Per nostra sventura quegHuoniiniritornando al potere dimenticherebbero ciò che oggi pensano e dicono. Sono Francesi, dice il nostro Alfieri. *)
l) Cfr. lettera di A. Lami a L. Pianciani, 19 dicembre '51. Busta n. 27, Parigi.