Rassegna storica del Risorgimento

LETTERATURA ; MERCANTINI LUIGI
anno <1935>   pagina <633>
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I Canti dell'esilio di Luigi Mercantini 633
L'esame di questa preziosa raccolta, non meno che d'un minutario usato da Poeta in quegli anni d'esilio, permette di fare constatazioni e rilievi non privi d'interesse storico e letterario confermando lumino­samente la nobile fierezza d'animo del Poeta e la nitida chiaroveggenza del suo spirito intorno a quelli che sarebbero stati i problemi patri del domani. Il fatto, poi, che egli era ospite dei greci fra i quali aveva trovato anime gentili, soccorrevoli e vibranti all'unisono col suo ardore d'italianità, lo cangiò in poeta filelleno anche perchè, le re­centi lotte per la conquista dell'indipendenza greca, avevano troppa somiglianza col movimento patriottico italiano, perchè egli, esal­tandolo co' suoi canti, non sentisse di far cosa non solo grata agli ospiti, ma benanche utile alla propria patria ricaduta e languente in servitù. *)
Allorché il Bardo italico cantava le glorie e le speranze della ban­diera ellenica, l'eroismo ed il sacrifìcio delle donne Suliote e di Costan­tino Riga Ferreo, mirava certamente ad esaltare nobilissimi esempi di patriottismo che non avrebbero dovuto essere sterili neppure per gl'italiani. E nemmeno gli sembrava che sarebbe stata inutile impresa eternare nel verso il ricordo delle epiche battaglie del 1848-49 in cui tanto sangue generoso era stato sparso certo non invano se era giovato a tramandare ai posteri mirabili esempi di civica virtù sufficienti a dimostrare, coi fatti e non soltanto col verso, che ormai l'Italia cessava davvero di essere la Terra dei morti non solo per la singolarità degli ingegni di cui era culla, ma sopratutto perchè, intorno alla spada del Pepe, s'era raccolto tutto un popolo generoso impaziente di mi­surarsi una buona volta con lo straniero oppressore. Questo e non altro il significato del canto Al signor di Lamartine, scritto in terra d'esilio dal Mercantini pel secondo anniversario dell'epica giornata del 30 aprile 1849 e dedicato ai romani a consolazione di non indo' mobile sdegno .
giorno non lieto a chi redo la spada di Brenno L. M. invia dalla terra d'esilio queste pagine da lui segnate a consolazione di non domabile sdegno: Al signor di Lamartine, Canto, pp. 8.
5. A Livio Zambeccari, Canto di L. M.; pp. 15 (s. i. d. s.; però una nota autografa delTA. avverte: stampato in Patrasso, 1852 ).
UInno atta Bandiera Ellenica e quello a Costantino Riga Ferreo del Mer­cantini vennero tradotti e diffusi in lingua greca, così conte le marziali note dell Inno di Garibaldi divennero VInno Nazionale dei prodi montenegrini su testo poetico dovuto al valoroso Re Nicola. Anche oggi, a Zante, la dimora del Poeta ed il suo nome sono colà ricordati con affetto sincero.