Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1935>   pagina <639>
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I Canti dell*esilio di Luigi Mercantini 639
APPENDICE
1.
AWIU-mo Sig. Gonfaloniere di Sinigaglìa.
Costretto ad allontanarmi dal mio diletto paese per fuggire l'insulto e la pena che si suol dare ai giovani amatori della patria, rinunzio alla cattedra di eloquenza che ho per sette anni occupata in codesta cara e gentile città. Ringrazio tutti i citta­dini dell'amore che mi hanno portato, e se nulla hanno potuto le mie fatiche che io ho sostenute per crescere virtuosa e italiana la gioventù affidata alle mie cure, prego tutti a perdonarmi, se avessi mai fatto cosa degna di rimprovero. Ma io parto colla coscienza pura e colla fronte serena, parto addolorato e piangente, perchè mi tocca abbandonare la bella e infelice mia patria. Ma la speranza mi sta viva nel cuore. Nuova oppressione! nuovo risorgimento!
Tornando intanto allo scopo della mia lettera, conosco che non sarebbe stato bisogno di rinunziare, perchè il nuovo Governo mi avrebbe da se stesso rifiutato: però sono io che voglio rinunziare.
Vivrò misero, ma onorato, e tornerò onorato; la memoria che io lascio di me basterà a tenermi sempre raccomandato a chi mi conobbe.
Ci rivedremo in giorni migliori. Ancona, 23 giugno 1849.
Luigi Mercantini.
(ÀBCH. COMUNALE DI SENIGALLIA. Tit. VII: Scuole e Maestri: 64; anni dal 1844 al 1850: edita già nel raro opuscolo di G. CASTELLI, Giovanni Marchetti e Luigi Mercantini a Senigallia; documenti inediti. Ivi, Puccini, 1890, p. 21-22).
2.
Carissimo Padre mio,
I tempi mi hanno involto nella sciagura: io sono un infelice, sono vittima delle crudeli circostanze. Mio caro Padre, conosco che io vi sono occasione di gran dolore, ma non vorrei che voi mi aveste a togliere dal vostro cuore. Io parto, perchè così mi hanno consigliato persone, le quali conoscono che sarebbe un'ingiustizia persegui­tarmi, ed è meglio che vada per poco in terra straniera, che soffrire qui l'insulto di ima gente barbara, la quale so che mi cerca perchè ho parlato e vorrebbe punirmi. Caro, adorato genitore, che strazio ho io dentro l'anima! Oggi stesso mi conviene lasciare la diletta mia patria, e in compagnia di alcuni signori triestini, padovani e nostri parto per Corra. Ho lettere di raccomandazione e vivrò come potrò.Ma voi ricordatevi di vostro figlio, che parte onorato, appunto perchè perseguitato da una gente infame e crudele, da una gente che in nome di un Vicario di Cristo, viene a Bombardare le città, uccidendo donne e fanciulli, come ho veduto coi miei occhi. Ma basta, Iddio farà giustizia delle visibili indegnità che si commettono sulla terra. Caro Padre, io ho lasciato qualche debito in Senigallia; di tutto è consapevole un galan­tuomo senigalliese, Leopoldo Giovannea, il quale vi comunicherà tutto. Oh Dio che