Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1935
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pagina
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640
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640 Enrico Liburdi
dolore ho nell'anima! Affliggere cosi un padre adorato! Sono mi Btruggo dentro me stesso! Nemmeno rivederci! Oh infamia! Maledizi ' ' chi è cagione di tanti sacrifici! Io non posso scrivere più oltre! Amore doT ***** combattono dentro l'anima mia! Una sola consolazione: la speranza deWft '
Cari miei fratelli! Io auguro che essi abbiano una sorte meno infelice 2 Quando saranno grandi, vedranno che il loro fratello è stato assai ingiustamente * e sventurato. Se Teresina avesse un figlio la prego a porgli il mio nome. Ma 'h*** voglio affliggervi troppo con le mie parole. Non so che effetto faranno esse sul voIT cuore, non so nemmeno se le vorrete leggere; ma siate Padre! Ricordatevi che io serverò sempre nel cuore quella religione che voi mi avete sempre ispirata! Vorrei eh* intendeste col fatto come io sono nemico della prepotenza e della tirannia e se h parlato ho parlato sempre consigliando la virtù. Io sono sempre vostro figlio, ed om tanto più, che mi accorgo della vanità delle cose mondane. Troverò nell'esilio la maggior consolazione nella religione augustissima di Gesù Cristo, che ha dato il suo saneue per redimere il genere umano, morendo ignudo sulla croce, con una corona di spine sulla testa. Babbo mio caro! Babbo mio carol Non mi rifiutare per carità! Benedite il vostro figlio che vi scrive piangendo; beneditelo; beneditelo. La vostra benedizione scenda sul mio capo e mi accompagni nel doloroso viaggio, o nelle pene dell'esilio. Non vi addolorate per me; pregate invece per mei Caro padre mio! Addio! Addio! Vi lascio, perchè non posso più, e non vedo la carta in cui scrivo. Addio! Benedite, amate il vostro figlio! Per carità beneditelo per l'amore di quella cara donna che mi fu madre e che mi guarda ora e benedice dal Cielo. Essa sarà l'angelo che mi accora-. pagnerà sempre, e mi farà meno duri i patimenti dell'esilio. Cara madre mia! Benedici dal Cielo il tuo infelicissimo figlio. Babbo mio! ricordatevi del vostro
' affezionato ed infelice figlinolo Ancona, 23 giugno 1849. Luigi.
(Ripatransone, Raccolta Mercantiniana, n. 5; donazione Speranza).
. i 3.
Il due luglio 1850. Ho già passato un anno nella terra dell'esilio: l'anno ventinovesimo dell'età mia: in questo giorno medesimo approdai l'anno scorso all'isola di Corcira, dopo otto giorni di viaggio sul mare. Eravamo più che cento: tutti compagni di affetto e di sventura: avevamo combàttuto insieme, avevamo insieme salutato con dolore la terra nostra, lasciandola bagnata dal sangue di tanti giovani eroi: e pestata dal piede dei barbari: assassinata, insultata dai bastardi suoi figli. E il n03 sguardo si volgeva tuttavia, il nostro cuore batteva tuttavia di amore ? * 8pe" pensando a Roma, pensando a Venezia, a questi due ultimi propugnacoli della w italiana. Oh Dio! dove sono tutti i miei fratelli di sventura, i miei compagni esi Che avvenne di Venezia e di Roma? È passato un anno! e che ho fatto io *<fe8t fc e se non fossi scampato alle mani de' nemici nostri, se io fossi rimasto là*P oggi salutare il ritorno del due luglio? Che sarebbe invece avvenuto di -nato mani e piedi sarei io stato trascinato, com'era grido, innanzi a un drappe nato di corte (?) innanzi a me col fucile impostato, le palle austriache mi a traforato la faccia ed il petto, ed io sarei giaciuto sul mio sangue, m***' . fl0 colol E se ciò fosse stato, come avrei io incontrato la dura sorte? Avrei chies op