Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1935
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pagina
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641
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I a Canti dell'esilio)) di Luigi Mercanti 641
a* miei nemici? Avrei detto loro: Si avete ragione! Uccidete la libertà! Olino, io mi sarei tranquillamente inginocchiato, in quell'ora suprema avrei pensato che io moriva per la patria, che la mia anima sarebbe volata vicino a quella di tutti Ì giovani morti per aver amato 1*Italia: e allo scoppio delle fucilate,qualche cuore pietoso avrebbe palpitato per me! qualche lagrima sarebbe scesa dagli occhi di chi mi conosceva; e qualche mano amorosa avrebbe portato un fiore sulla mia sepoltura! Oh si io lo credo, perchè il mio solo delitto era quello di avere mostrato di soverchiamente amare la mia patria, desiderandola libera ed indipendente! il mio delitto era quello di avere continuamente arringato il popolo: ma le mie parole non erano state quelle del demagogo: io diceva sempre al popolo che mi ascoltava, che la prima sorgente di ogni felicità è"la virtù: ho predicato sempre la concordia e l'unione fra tutte le classi; ho imprecato alle ire di parte: ho maledetto ogni maniera di violenza: dunque nulla di demagogico vi era nelle mie parole! Oh, si la mia coscienza è tranquilla e Dio è testimonio della purità della mia intenzione. Io non desiderava che il bene della Patria, e solo allora ero contento quando mi pensava che tutte le altre misere e pie-ciole gare sparivano innanzi a questo pensiero. Ma purtroppo non tutti la pensavano a mio modo: mi rallegro ripensando che molti erano gli onesti: ma tra essivi erano ancor i malintenzionati, che sotto colore di libertà non miravano che a soddisfare le proprie passioni: e v'erano gì'ingannati, che male operando, credevano di ben fare. Dio castighi gl'iniqui! E di ciò ne avveniva che anche i buoni e gli onesti avessero a partecipare della mina di alcuni tristissimi ! Quanti onesti e veramente italiani giovani gemono ora in fondo alle prigioni! Gran Dio, tu li consola nelle loro angustie. Ma tatto questo non sarebbe valuto nulla alla mia salute: io avrei tuttavia dovuto soggiacere ad estrema sventura; io avea detto odioso il governo dei clerici; io l'avea stampato, io l'avea gridato; io avea lanciato la mia parola di sdegno contro i satelliti dell'Austria, contro gli assassini d'Italia, io li avea chiamati barbari. E primi essim volevano nelle loro mani: e diceano: o Vogliamo mostrare a questo Predicatore (come essi mi chiamavano) che noi non siamo barbari . E davvero che il rimedio sarebbe stato efficacissimo ed io non avrei più potuto ripetere se non per una sola volta: o Si, coi siete Barbari! E poniamo ancora che io fossi potuto scampare a questo pericolo estremo; non avrei certamente potuto evitare di essere tradotto alle carceri e ammanettato con qualche malfattore, s endo questo il costume della polizia pretesca-austriaca. Sarei costretto a sostenere il livido aspetto e le insultanti domande dei Gradici e dei Commissari: e cosi non risponderei altrimenti se non ripetendo sempre quello che ho fatto col solo fine di giovare in qualche modo alla patria. Senza poter mai vedere una persona che mi fosse cara; senza potere in alcun modo alleviare la durezza del mio stato, attendendo a qualche maniera di studio; che farei io? Mi sarei forse abbandonato alla disperazione e a qualche sconforto... Chi sa? Qualche ragione di consolarmi l'avrei pur trovata: non foss'altro l'avrei trovata nella mia coscienza! e poi avrei pensatoi avrei immaginato, e la mia mente e il mio cuore sarebbero stati il libro in cui avrei scritti tutti gli alletti dei pensieri miei!
E intanto un anno è passato! Che ho fatt'io in tutto quest'anno? In quest'ora io ritorno indietro col mio pensiero fino al punto in cui lasciai la mia patria: e la prima rimembranza che mi si affaccia alla mente è il muoversi del legno fuori del porto di Ancona. Erano le due pomeridiane del giorno 27 giugno. Non posso esprimere quello He io sentissi nell'anima, quando al primo soffio di vento che battè nella vela, mi accorsi che la barca si allontanava dal lido. Io diceva a me stesso: ecco qui Ancona. Io veggo a poca distanza i palazzi e le torri, ma questo legno si muove e la sua prua