Rassegna storica del Risorgimento

STORIOGRAFIA
anno <1935>   pagina <642>
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Enrico Liburdi
è volta a lidi stranieri e lontani; e quando rivedrò questa terra che mi ] occhi? Addio Ancona, addio terra d'Italia, addio popolo infelice, adffl
martiri che siete caduti su quei colli combattendo intorno alla bandi AM mQÌ
... . ., , . uuicia aeua patria
e qui il cuore affrettava 1 suoi battiti, e un brivido mi correva tutte le vene e il ' corpo ardeva e gli occhi velati di pianto non vedevano più nulla.
Passammo innanzi alla lanterna. Io seduto a prora guardava gli austria ' lavoravano a restaurare le batterie. Quando essi videro passare il nostro legno urt* ruppero il lavoro e si affissarono in noi. Vi sarà stato nessuno di loro che avrà'detto" Infelici ! questi sono costretti a lasciare la patria perchè la vorrebbero libera grande ? ciò io pensava soffrendo, sicché torsi gli occhi da quella vista, perchè alcuni dei compagni guardando nell'acqua gridavano: Un portafoglio ! mi frugai tosto nella tasca: e io ne ero senza. È il mio dissi, e tosto fu raccolto, mentre alcuni dicevami: Che disgrazia se l'aveste perduto ! Forse dentro vi sarà qualche buono-ce­dola ! e invece non v'eran che alcune memorie dell'assedio e pochi versi . (Dal ms. autografo: Di tutto un po', Zante 1 luglio 1850, propr. Speranza).
4.
AL MONTE GARGANO
Questo è il mar: la notturna aura leggera Dà ne la véla e, mentre il duolo oblia Stesa pei banchi la compagna schiera, Col guardo io cerco ancor la patria mia.
E tu, ch'io vagheggiava innanzi sera, Montagna piena d'ogni leggiadria, Mesci a gli olezzi tuoi la mia preghiera E insiem con essi verso '/ ciel la invia.
Io prego a Dio che su cotesto guardi Itala parte che quanto s'infiora Più di bellezze, tanto ha più d'affanni !
Poi sorge il grido: A che, Signor, più tardi Di dar conforto a un popol che dolora, Fulminando il più vii de9 rei tiranni ?
a Questo Sonetto fu immaginato dall'autore nel suo viaggio da Ancona a Corfù passando innanzi alMonte Gargano che sorge nella provincia di Capitanato . (NJ.A>).
(In Canti di L. MERCANTINI, p. 33, Zante, Rossolimo 1850: non riprodotta nelle edizioni posteriori italiane).
5. Mio caro ed ottimo Padre, È vero che io soffro, ma voi soffrite assai più di me, Caro mio Babbo. quando vorrà il Cielo che io vi rivegga, per prostrarmi alle vostre ginocchia e e e perdono di tanti dolori che voi sostenete per cagion mia. Chi sa però a qua i riserva il Cielo la mia povera vita ! La sera di sabato scorso, dopo sette gM