Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1935
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pagina
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643
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I Canti dell'esilio di Luigi Mercanti 643
navigazione, siamo entrati a Corfò. È cosa incredibile a descriversi l'amor fraterno con cui gli abitanti di questa città hanno accolto noi. Io spero di poter guadagnarmi il pane con quel poco d'ingegno che Iddio mi ha dato. Bisogna però che aspetti ancorami poco, e intanto mi ingegnerò di vivere alla meglio con quel po' di danaro che mi hanno dato gli amici. Pazienza ! Per un mese si camperà ! Se per disgrazia poi non poteste aintarmi in nessun modo troverò qualche anima pietosa che mi darà un pane per mangiare. E quest'anima pietosa l'avrei già trovata, perchè appena giunto, è venuto a trovarmi un anconetano incasato qui, il quale mi ha tenuto in sua casa, finché non ho trovato la camera, e mi ha detto che in qualunque caso egli mi considererà come un suo fratello e mi terrà con sé.
I buoni, i caritatevoli si trovano da per tutto. Date un bacio per me ai cari miei fratelli che io ho sempre dinnanzi agli occhi 1 Salutate caramente Teresina e il suo Anselmo. Non dico altro. Caro Babbo! Mi avete voi benedetto? Sentite voi ira o compassione per me? Eh! se vi fossi vicino, quante cose avrei a dirvi. State consolato! Io spero che ci rivedremo presto e che voi non sarete per rigettare dalle vostre braccia il vostro affezionato e sventurato figlio.
Luigi.
Corrà, 4 luglio 1849.
(Proprietà aw. Nicola Ridarelli di S. Angelo in Vado a cui fu donata dallo Speranza).
6. Sorella mia,
Hai tu ricevuto una mia lunga lettera che io qui consegnai alla Contessa Broglio diretta in Italia, perchè, giunta in Ancona, la impostasse? Io temo di no, giacché molti altri italiani che sono qui le diedero lettere pei loro paesi e nessuno ha saputo mai nulla. Quanto mi dispiacerebbe che tu non avessi ricevuto quella lettera, con la quale io cercavo di sfogare nel cuore di una mia sorella una piccola parte almeno di tatti quei dolori che mi opprimono l'animo. Ti diceva il dolore più terribile che io provo qui: l'isolamento, il vedermi abbandonato da tutti come un bastardo ! Ti diceva la viva sensazione che ho provato leggendo la tua lettera, e le benedizioni che ho mandato a te, sorella mia, che sola ti sei ricordata di me ! Ti diceva che tante lettere ho scritto a mio padre, e che da lui non ho avuto neppure una riga di risposta! Temo che egli non le abbia ricevute, e ciò accade a quasi tutte le nostre lettere; io penso questo, perchè non vorrei nemmeno sospettare che egli mi abbia già rifiutato. Ti diceva, inoltre, nelle mie lettere che avessi baciato la mano per me a mio padre, a cui io non ardisco nemmeno di scrivere, vedendolo inutile, se egli mi ha veramente abbandonato. E pure, io non tratterei cosi un figlio se lo avessi, fosse anche l'uomo più scellerato della terra. Ma so bene io da chi ciò viene. Intanto digli che io l'ho sempre nel cuore, perchè sento di essere suo figlio e sento il dovere di amarlo sempre ! Accada quello che sia su questa terra disgraziata, nessuna umana vicenda potrà mai fare che io non sia sempre il figlio di Domenico Mercantali. Non ti scrivo tutte le mie pene, o sorella, per non affliggerti troppo ! Sii felice, chiama i fratellini miei e di' loro che non si avvezzino a odiarmi, ma che mi amino, perchè un giorno ci rivedremo: siano buoni, ubbidienti, virtuosi, religiosi, studiosi, educati e italiani. Verrà un giorno che non si vergogneranno del loro fratello, come forse oggi si vorrà loro far credere. Stai tu bene, Teresina ? Sei già incinta ? Il cielo ti dia tanti beni, ti dia tutti quei beni che ti he. desiderato la cara e angelica madre nostra. Non passa giorno che io non