Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1935
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pagina
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645
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Canti dell'esìlio di Luigi Mercantini 645
Intanto un assai notabile sollievo all'abbattuto mio onore è venuto dalla vostra lettera: e la vostra benedizione è scesa sul mio cuore come una pioggia benigna sopra un campo inaridito dall'arsura.
Voi vi augurate qualche consolazione dai due figli che vi sono rimasti? Dunque voi mi tenete perduto? Caro padre, noi non possiamo pensare quel che Iddio ha stabilito di noi. Anche voi avete sofferto strane vicende nella vostra giovane vita: diverse di genere, ma ne soffro anch'io alla volta mia ! Cosi va il mondo ; e tutto quello che accade è volontà di Dio. Sicché rassegnamoci a lui che sa trarre la luce dalle tenebre, il bene dal male.
Non dubitate, caro Padre, che Iddio non può mai ruggirmi dinnanzi agli occhi, ed io conservo nel cuore i vostri paterni ammonimenti.
I tempi sono burrascosi assai; e le tempeste non sono ancora quietate, anzi chi sa quando si quieteranno. Speriamo che tempi di amore e di pace sorgeranno dopo tanta piena di turbini. Speriamo in Dio che dispone degli uomini, mentre essi propongono. Vermi vilissimi della Terra noi dobbiamo prostrarci innanzi a Lui, all'occhio del quale tutte le ambizioni umane, di qualunque colore, sono ridevoli miserie. Vi ringrazio, caro Padre, dei sei scudi che mi avete mandati. Dio ci consoli e ci conceda di poterci presto rivedere. Benedite ed amate il vostro aff. figlio
Luigi.
(Ripatranaone, Raccolta cit., n. 7).
9.
Zante, 23 dicembre 1850. Mio caro padre,
Questi sono i giorni in cui ogni famiglia è solita di rallegrarsi più che in qualunque altro tempo dell'anno; quando tutta si può raccogliere insieme e augurarsi nella nascita di G. Cristo Redentore degli Uomini, e per l'anno avvenire tutti quei beni che possono a vicenda desiderarsi, genitori e figliuoli, fratelli e sorelle; e pur questi sono per noi, o carissimo padre, i giorni più dolorosi che siano mai stati, e ci fanno desiderare invano la consolazione di rivederci, di unirci, e di abbracciarci I Ed io credo che se ora voi poteste sentire la nuova che il voBtro figliuolo Luigi si avvia alla volta di Fossombrone, voi non avreste la forza di respingerlo dalle vostre braccia, ma godreste di stringerlo al seno, e di perdonargli benché egli, per condizione dei tempi, vi sia stato cagione di dolore. E so bene che altra e più forte cagione di lutto voi avete ora nell'animo per la morte dell'ottimo monsignore, il quale, più che altro, vi era come fratello, stantechè tutta la vostra vita avete passata con lui; e perchè non mi avete scritto qualche cosa ? è stato un caso che io l'abbia saputo; e non potete credere quanto dolorosa mi sia venuta questa novella. Le sue virtù avranno ora in cielo il dovuto premio, ed egli pregherà ora lassù per questa misera travagliata genera-sione umana. Io però ho pensato subito al dolore che voi avreste sentito, e di cui certo non potrete sì tosto consolarvi. Oltre a ciò, anche il danno per la famiglia non è leggero. In ogni modo mi consolo, pensando che voi, pel vostro fermo e buon governo delle cose domestiche, vi trovate in tale stato da poter vivere discretamente. In ogni modo Iddio vi aiuterà, perchè egli è il padre degli afflitti oppressi, non dei superbi che insultano alla sventura. E questa sventura ormai finirà presto; e se il mio cuore non mi inganna, io tornato in patria, potrò onorevolmente vivere coi frutti del mio studio e del mio ingegno; e quantunque voi non abbiate bisogno di me, io sarò
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