Rassegna storica del Risorgimento
STORIOGRAFIA
anno
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1935
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pagina
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647
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Canti dell'esilio di Luigi Mercantini (Al
, Fra tante calamita della vita ella è pur questa la dolcissima delle consolazioni: vedere che gli nomini si aintano e si amano fra loro 1 E questa cortesia vostra, oltreché mi è conforto non lieve alle angustie dell'animo, mi fa altresì più grato il soggiorno in nna iBola che per la elegante città e per le ben eulte campagne mi ricorda le delizie della mia patria. Ma non è di queste cose che io debba dare a voi lode, perciocché non sono le mura e le zolle che fanno l'onore d'un popolo. Altri più grandi e più nobili pensieri ed affetti muovono il cuore dello straniero che approda all'isola vostra; perchè, quando anche nessun'altra ragione vi aveste voi a meritarvi l'ammirazione degli uomini1, basterebbe solo il sapere con quanto ardore rispondeste già all'invito della grande Patria, e quanti vostri generosi concittadini e fratelli pugnarono e morirono da eroi sui gloriosi campi dell'Eliade. E questo fu il senso dolcissimo che io provai appena qui novèllamente venuto, al quale poi altri ed altri seguitando, io dissi a me medesimo: Qui ebbe culla l'uomo il cui Carme immortale io, ancora fanciullo, mi teneva già nella memoria e nel cuore, l'uomo a cui la Grecia e l'Italia furono patria, l'una e l'altra grandemente amate ed onorate da lui l Di qua suonò l'ardente inno alla Dea che uscita dalle sacre ossa degli Elleni fu riconosciuta dal giovane poeta al taglio della spada, e allo sguardo rapidissimo misuratore della terra 1
Ma sopra ogni altra cosa mi riesce carissimo il dovere io qui essere testimonio e partecipare in certa guisa alla tranquilla gioia di un popolo che per la prima volta può dire: Gli nomini che ora ci rappresentano sono mandati da noi 1 Quante rimembranze mi ha svegliato nell'anima il vostro lietissimo festeggiare! Come straniero, io mi stava in questi di guardando e ascoltando, e intanto mi tornava col cuore alla diletta mia terra,tornava a vagheggiarla qual era quando, festosa anch'ella di speranze e di glorie, tra mezzo all'evviva de' suoi figli, guardava secura in faccia alle invide nazioni che non la vogliono Italia. Ma tosto, ritornando in se medesimo, il mio pensiero mi domandava: Che avvenne ora della tua patria ? ed io allora diceva: Ecco l questa breve consolazione ancora mi si volge in tristezza ! Oh, è assai dura cosa vedersi lontano dalla sua terra nativa e non potere nemmeno aprire il cuore a una sola di quelle dolcezze che ti facciano men dolorosa la vita ! Solo conforto per voi è l'osservare come ogni popolo affatichi alla gloria sua nazionale, e che per quanto la tirannide si arrovelli e si affanni per nccidere la Libertà, ella tuttavia, oppressa in un luogo sorge in un altro, e si fa beffe de' suoi ridevoli persecutori. Lasciate adunque che io mi ardisca a congratularmi con voi, e a dirvi: Questo sole che ispirò tanti subirmi intelletti, che infiammò tanti nobili cuori nella grande Patria di Omero e di Leonida, di Riga e di Botzaris saluta ora con allegrezza nuova la terra i cui figli accennano a voler oggi mostrare che sanno ben essi di chi sono i nipoti 1
Intanto questo amore ardentissimo che tutti vi spinge allo studio della patria lingua è argomento certissimo che l'idea della nazionalità è la signora del vostro cuore e del vostro pensiero. Tutto han tolto all'Italia i suoi vergognosi nemici fuorché la gloria della sua lingua, e in questa soltanto i divisi italiani si sono sentiti sempre fratelli. Confesso però (e ciò vorrete perdonarlo all'amore del mio paese) che mi duole il vedere come, per riacquistare tutto intero il vostro idioma, sia a voi necessaria cosa dare nna cotal maniera di bando alla lingua di un popolo che con tanti nodi santissimi di desi-derii e di speranze, di affetti e di sacrifizii è legato all'eroica nazione dei Greci. Io però confido in Dio che verrà il giorno, in cui non avrete più voi a vedere nella lingua d'Italia nna poco lieta memoria! Si: nel giorno in cui tutti i popoli liberi avranno riacquistato la loro nazionalità, le due nazioni che si troveranno fra loro più caramente sorelle saranno la Grecia e l'Italia; e allora la favella vostra suonerà dolcissima per