Rassegna storica del Risorgimento
MADDALENA (ISOLA DELLA)
anno
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1935
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pagina
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659
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LIBRI E PERIODICI
. A. VIANELLO, Il Settecento milanese; Milano, Baldini e Castoldi, 1934, pp, 316 L.15. (Fonti Ambrosiane, date in luce dalla Biblioteca Ambrosiana'a cara di Giovanni Galbiati, voi. Vili).
Non era facile presentare in un volume di media mole il quadro sintetico della -vita cittadina milanese per la durata di un secolo, cosi denso di fatti e così ricco di mutazioni, come fu il secolo XVIII. Non facile, anche perla ricchezza delle fonti a stampa da consultare, dello stesso secolo e di epoca posteriore, e per la copia dei documenti inediti conservati in archivi e biblioteche. Ma il Vianello, esperto e sicuro conoscitore della materia, ha superato brillantemente la prova e, senza perdersi in eccessive minuzie, anzi rimanendo sempre in limiti ampi e generali, è riuscito a darci un'opera Incida, sobria e chiara, ricca anche di notizie sconosciute o poco sapute.
Il volume, che si presenta in bella veste tipografica, consta, dopo l'introduzione, ili sei capitoli distinti, nei quali vengono successivamente esaminati e studiati l'aspetto e lo sviluppo edilizio della città, prima e dopo l'avvento della dominazione austriaca, le varie classi dei cittadini, i loro usi e costumi, e poi il governo e le riforme, l'istruzione pubblica, l'arte, la cultura, infine, l'industria, il commercio, l'agricoltura. Tutti i capitoli, che contengono dati di fatto sicuri e tabelle numeriche e che riferiscono, quando se ne porga l'occasione, fatti curiosi ed aneddoti piacevoli, si leggono insieme con grande profitto e diletto. Ma forse maggiore interesse presentano i primi tre per il loro carattere più descrittivo e più vario: così ad esempio assai gustose sono le notizie che vi si leggono intorno ai servizi pubblici primordiali, alla illuminazione notturna, agli spettacoli pubblici, alla tariffa delle lettere, agli editti per moderare la velocità delle carrozze, ecc.
Molto importante è nel secondo capitolo la parte che tratta della popolazione milanese. Prendendo per base un anno ideale intorno al 1768, il Vianello, che per la prima volta ha fatto lo spoglio sistematico del catasto delle case di pochi anni prima, calcola che allora gli abitanti della città fossero circa 125 mila, dei quali 21 mila formavano la borghesia, 93.500 il popolo, 5160 la nobiltà, 6670 il clero. La classe borghese, indice naturale ed espressivo della vitalità della stirpe, andava sempre più affermandosi, per forza propria, a scapito della nobiltà che, avviata a decadenza, sopravviveva alle sue fortune, paga di un contorno decorativo di predicati e di funzioni onorarie. Il clero, per il grande numero dei suoi membri, aveva perduto in parte l'impronta antica della sua natura pia e della sua finalità morale? ma i mali che derivarono da questa sua degenerazione furono minori di quel che avrebbero potato essere e furono altrove. Nella città il popolo costituiva i tre quarti della massa degli abitanti, ma non contava nulla o quasi. L'analfabetismo e l'ignoranza non gli consentivano di porsi dei problemi che trascendessero le necessità materiali della sua giornata. Numerosissima era la classe dei servi e dei lavoratori incorporati nelle università di arti e di mestieri, le quali, col volgere del tempo, corrispondevano sempre meno al dilatato spirito dell'industria e del commercio.
Ampio sviluppo, nell'apposito capitolo, è dato alle riforme introdotte in Milano come in tutta la Lombardia, nella seconda metà del secolo, cioè quando la domina-sione austriaca sottentrò al malgoverno spagnolo. Allora, come è noto, si ebbero mutazioni e migliorie in tutti i campi: unificato il debito pubblico,riformati radicalmente gli organi centrali e periferici dell'amministrazione governativa, abolita la tortura, soppressi numerosi conventi, accresciute le scuole, promossa la cultura superiore,