Rassegna storica del Risorgimento

MADDALENA (ISOLA DELLA)
anno <1935>   pagina <661>
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Libri e periodici 551
Tant'è: leggendo il Ferrari, sembra di esser travolti, di volume in volume, a corsa sempre più precipitosa. Il primo suo libro, quantunque anch'esso non privo di mende (maggiore di tutte quella di voler fissare con una data arbitraria l'inizio di una forma­zione spirituale); è forse il migliore. Con l'altro che lo segue s'inizia il regresso: la tesi è quella di una esplosione rivoluzionaria (mi si passi la brutta parola che non è mia): una esplosione che avverrebbe in Francia con la Rivoluzione e il regime napoleonico] ma della quale io credo che non si possa parlare, oltre che per molti altri motivi, perchè la parola esplosione presuppone una frattura, e nel corso della storia fratture non ve ne sono mai.
È da augurarsi che la corsa che il prof. Ferrari ha iniziato, abbia termine con questo terzo volume. H quale, diciamolo francamente, non accresce in nulla la buona riputa­zione di storico che, malgrado le molte deficienze di metodo, per intuizioni originali e spesso felici, per pagine di alto tono morale, per visioni ampie della storia e dei suoi nessi, egli si è conquistato presso molti studiosi. È da augurarsi che la corsa si arresti, maio ne dispero. Ogni albero dà il suo frutto: e il prof. Ferrari segue una tendenza storiografica che per le sue stesse premesse non può avere che certo svolgimento, non può portare che a certe conclusioni. Essa fa capo ad un altro Ferrari, Giuseppe: ma ha avuto il suo massimo rappresentante in Alfredo Ori ani, il quale le ha dato nuovo impulso evita conia forza del suo ingegno: ma, poiché a questa tendenza mancava vero fonda­mento filosofico, essa si è ora logorata nei suoi epigoni, ed è tale che, per 'a serietà degli studi storici, deve essere combattuta e stroncata in tutte le sue tarde propaggini.
Si può riconoscere che questa tendenza storiografica poteva aver la sua funzione trenta o quarat'anni fa, quando, non essendosi ancora ben delineata la trionfante riscossa dell'idealismo contro certo imperversante positivismo, era necessario mostrare chela storia non è il documento bruto, non è soltanto concatenazione di fatti, ma lievito spirituale, ma energie morali che si vengono attuando. Se ciò era una qualità positiva, altre qualità negative dal punto di vista storiografico questa tendenza recava però con sé. Ora la funzione benefica che questa tendenza potè esercitare in quel tempo è trascorsa, e non sono restati che i mali, che alla lunga sono diventati cronici: Una certa maniera ingenua di umanizzare i concetti e di farli lottare tra loro quasi fossero persone vive, autorità contro libertà, reazione contro rivoluzione, aristocrazia contro borghesia, antirisorgimento contro Risorgimento, federazione contro unità e via discorrendo, tutti schemi fissi e puntualizzati, concetti che si vogliono ipostatizzare, ma che sono ombre che rimangono ombre.
H fatto storico ne rimane obnutilato perchè lo si avvolge in qualcosa che gli è estraneo, una soprastruttura artificiosa: tra l'oggetto della storia e chi lo ripensa v'è come un cristallo deformante. Ogni fatto dovrebbe recare in se stesso la sua intima idea: invece noi non abbiamo un ripensamento del fatto storico, ma il soprawalere di chi, inserendovi dentro idee fisse e create in precedenza, lo deforma. Lo storico, per esser tale, non dovrebbe precorrere gli avvenimenti con la facile scienza del poi, né sforzare il significato con la grossolana scienza dei se. Altrimenti si cade su un gradino al disotto della storiografia: pubblicistica: qualcosa che non è assurta a serenità e dignità di storiografia, ma è ancora come immersa nelle forme pratiche dello spirito, è essa stessa pratica operante. Una distinzione non potrà avvenire che nell'atto del ripensamento, cosi come nel crogiuolo il metallo nobile si purifica dalle scorie.
H male essenziale è dunque l'ipostatizzazione del concetto, lo schema. E lo schema predomina nell'opera del prof. Ferrari perchè è la caratteristica stessa della sua forma mentis. A furia di classificare e schematizzare, i suoi libri finiscono col diventare come quei giochi russi, fatti di tante scatolette, una dentro l'altra, e nell'ultima non c'è nulla. Schemi di date, di concetti, di movimenti politici, di classi, ognuno che si sviluppa dall'altro, quasi come quelle interminate ed interminabili teorie di cerchi e di anelli che si snodano mostruosamente innanzi ai nostri occhi qualche volta nel delirio e nelle allucinazioni della febbre.
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