Rassegna storica del Risorgimento
MADDALENA (ISOLA DELLA)
anno
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1935
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pagina
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664
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664 Libri e periodici
I cronisti ed 1 politici concordano nell'osservare che? intervia A I
cito napoletano avrebbe nel 1848 dato senza discussione una rapida vittoria li italiane? per quanto si può logicamente prevedere, 60.000 uomini deU'eaercito V* se non disciplinati e valorosi come i Piemontesi, equipaggiati nmitarmente cÓS?' e guidati da Ufficiali più dotti e geniali, avrebbero chiuso Radcschì in un cent * ferro serrandolo ad est e l'avrebbero costretto alla resa in un tempo brevil L Austria, priva del suo migliore esercito, paraUzzata dalla rivolta interna sar bh* stata costretta alla pace: l'Italia avrebbe conquistato da sé il Lombardo-Veneto l Trentino e Trieste se non 1* Istria.
Responsabili dell'insuccesso sono dunque tutti quelli (naturalmentegì parla solo dei liberali!) che impedirono l'intervento napoletano.
Ferdinando II non era un entusiasta della guerra deU'indipendenza (bisogna prender gli uomini come sono): non c'era quindi da aspettarsi un suo contributo era-tuito alla lotta antiaustriaca, perchè direttamente non ci aveva nulla da guadagnare Ma, se egli avesse avuto qualche speranza di allargamento territoriale, non è dubbio che avrebbe fatto lealmente la sua parte. Orbene, il Piemonte non volle negoziare questi compensi, stringendo quella lega che Napoli desiderava con tanto ardore. Spinti da un inconscio municipalismo, da un miope egoismo regionale forse non chiaro nem-meno al loro spirito ma non per questo meno funesto, Carlo Alberto e il suo Ministero non vollero impegnarsi, per avere le mani libere, in questa lega che avrebbe salvato l'Italia; non vollero, per paura di essere costretti a promettere quei compensi che avrebbero diminuito i futuri guadagni del Piemonte e che pure qualche politico piemontese (il Durando) aveva nei suoi scritti già preso in considerazione 1 Non era mica difficile risolvere la questione dei compensi: nella diplomazia e fra i combattenti del 1848 si parlava della Sardegna a Napoli, di Modena al Papa, della Lunigiaua al Gran* duca Leopoldo che già l'aveva annessa togliendo Pontremoli al Duca di Parma e Fivia-zano e Massa al Duca di Modena. Il Piemonte, che si atteggiava a campione della indipendenza, avrebbe dovuto essere disposto per questa a qualche sacrificio; non solo non gli si domandavano sacrifici, ma nel suo stesso interesse materiale esso avrebbe do* vutoaccett are la 1 ega e il disegno dei compensi; poiché, in conclusione, perdendo la Sardegna e mettiamo pure la Savoia, avrebbe guadagnato Lombardia, Veneto.Parma, Trento, Trieste. Il contratto, mi pare, si poteva fare l Ma invece il governo piemontese, disposto a combinare una lega esclusivamente militare, pretendeva che i contingenti dei Principi italici combattessero ai suoi ordini, semplicemente per il suo ingrandimento. Era un volere troppo anche da uomini che fossero stati più del Papa; del Re di Napoli e del Granduca onesti e devoti all'idea nazionale ! A Carlo Alberto, e Cesare Balbo capo del Ministero e ai suoi colleghi di Gabinetto dal punto di vista personale, a tutta la tradizione conquistatrice del Piemonte (desideroso di avere le mani libere per prei dere a destra e a sinistra quanto fosse possibile) in linea generale, va quindi assegna la responsabilità massima di aver reso sterile il magnifico sforzo italiano del iWB .
Si noti la numerosa serie di verbi al modo condizionale, e si notila condanna con-elusiva di Carlo Alberto (che non è l'unica, giacché, anche dopo il bran0/" * il prof. FerrarigiWica e manda secondo che avvinghia e quasiinvierebbe alla meuaz. *, insieme con Carlo Alberto, e Piemontesi e Napoletani e Siciliani del 4o>o quante cose, secondo il prof. Ferrari, avrebbero potuto avvenire con " del '48 e invece non avvennero: si fa un salto nel tempo e si vede già al trico tolare sulla torre di S. Giusto , soieeazione
Ma, come si rileva da questa lunga ma indispensabile citazioneia P storica non si ricava da quello che avvenne, bensì da quello che saretmc