Rassegna storica del Risorgimento

MADDALENA (ISOLA DELLA)
anno <1935>   pagina <666>
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666 Libri e periodici
con le sue ricerche lunghe e pazienti negli archivi ungheresi
tenebre e chiarito sufficientemente un fatto o un episodio di st i r adate le
pressoché sconosciuto anche ai meglio informati tra i nostri studiosi *** che era
Fu, si può dire, all'indomani delle rivoluzioni'del 1831 dell'Italia ce provvedimento della deportazione, già ideato dall'Arciduca Ranieri * *A bardo-Veneto, venne approvato e decretato dall' imperatore d'AustriTnori t Lm" parere contrario della Cancelleria aulica. Esso veniva applicato in confo*!!!! U delinquenti in corso di pena, ma di sospetti, di pregiudicati, di corrigendi0 * un determinato periodo di tempo venivano deportati in lontane regioni e ' dell'Impero, più specialmente in Ungheria, fino a che non avessero dato vJ"n di ravvedimento. Nella maggior parte si trattava di delinquenti comuni- 2* vi mancarono anche colpevoli o sospetti di delitti politici, o di mista natura ? per testimonianza delle stesse autorità politiche, o non furono mai precettati o precettati, non furono mai condannati in via criminale, né reclusi.
Due speciali commissioni, l'una per la Lombardia e l'altra per il Veneto eran incaricate di segnalare e di proporre gli individui da deportare a una speciale commissione plenaria, che risiedeva in Milano e che decideva in merito. La prima depor­tazione avvenne nell'estate del 1831: circa duecento individui, di tappa in tanna, incatenati e sotto buona scorta, passarono successivamente a Trieste: a Capodistria' ad Agram, a Berenicza, a Istvandi, a Funfkirke, e finalmente (11 gennaio 1832 ad Arad, dove vennero chiusi in cinque o sei casematte e sottoposti ad un lavoro obbli­gatorio e, nello stesso tempo, redditizio per l'amministrazione e per loro stessi Negli anni successivi, sino al 1845, partirono altri otto convogli di deportati che furono tutti chiusi non più nelle casematte di Arad, ma in quelle della fortezza di Szeged, In totale, con l'ultima spedizione, i deportati lombardo-veneti, durante un periodo di circa quindici anni, salirono al numero di 823.
Giovandosi di documenti inediti di archivio,,il Gianola, nei vari capitoli, tratta successivamente, con precisione di notizie e di dati, di tutte queste spedizioni, accom­pagna i deportati nel loro viaggio, li segue nei luoghi di pena, tratta dei lavori più diversi e più disparati cui attendevano, delle mirabili opere d'arte che taluni di loro seppero compiere, dei guadagni che poterono realizzare. Valendosi anche di mime* rose tabelle statistiche, segue, nello stesso tempo, il movimento fluttuante di questa piccola colonia penitenziaria italiana in Ungheria: come è facile immaginare, il numero dei deportati variò continuamente, a causa dei successivi arrivi, delle morti e, più spesso, anche dei rimpatrii di quelli che, dopo alcuni anni di pena, apparivano ravve­duti, o comunque meritevoli di perdono.
Quali furono i rapporti fra i deportati lombardo-veneti e i cittadini di Szeged e gli Ungheresi in genere? A questa domanda, che presenta una notevole importanza per la storia delle relazioni italo-magiare, il Gianola risponde in modo ampio ed esau-xiente. In un primo tempo, gli Ungheresi non guardarono troppo di buon occhio guest reclusi stranieri, sia perchè temevano che, ammucchiati com'erano in ambiente piut­tosto ristretto, potessero provocare nella città qualche epidemia, sia perchè paven-
* delinquenti non solo singoli cittadini privati, ma anche uomini investiti di funzioni polita j>
interessarono alla loro sorte e, mossi anche da un sentimento di ostilità Pfgj accentuato contro l'assolutismo austriaco, invocarono in loro favore il bene < l'amnistia, 11R40 alto
Assai notevole, sotto questo rispetto, fu il dibattito che si svolse nel 1 dieta di Pozsony, prima alla Camera Bassa poi a quella dei Magnati: ì m . questa seconda assemblea si dichiararono nettamente contrari alla proposta tati della prima, perciò la sorte dei deportati lombardo-veneti, per vari anni