Rassegna storica del Risorgimento

CARLO EMANUELE III RE DI SARDEGNA
anno <1935>   pagina <683>
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Carlo Emanuele III
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in situazioni politiche complicatissime, portar avanti l'opera da loro gloriosamente iniziata, non era facile. Epperò Carlo Emanuele III fa all'altezza dei tempi e del programma che la tradizione sabauda gli consegnava.
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Nessuna minorazione la figura di Carlo Emanuele patisce se essa non presenta le medesime qualità eccezionali che ad Emanuele Filiberto, a Carlo Emanuele I e a Vittorio Amedeo II avevano ai loro tempi procurato un posto di prim'ordine nella storia d'Europa. Certo egli non possedette le doti di stratega e di uomo di stato del trionfatore di San Quintino e insieme restauratore dello Stato sabaudo; non ebbe neppure gli ardimenti diplomatici e guerrieri dell'artefice dei trattati di Lione e di Brosolo; neanche rifulsero in lui l'ardente eroismo e gli accorgimenti di suo padre, che, sollevato il paese dalla semisecolare prostrazione politica, lo portò a trattare, unico Stato italiano nel generale decadimento della penisola, con le grandi potenze europee.
Ma il terzo Carlo Emanuele ebbe doti sue particolari, grazie alle quali continuò ininterrotta l'ascesa della Monarchia sabauda. Luminosamente chiari nella coscienza i miraggi della sua Casa, egli non se ne stette inerte durante le due grandi conflagrazioni che seguirono la guerra della Quadru­plice Alleanza. Soldato e rampollo di soldati, le sue cure migliori egli rivolse all'esercito, nerbo del paese e leva dei vagheggiati ingrandimenti di esso: in tal guisa l'alleanza piemontese fu ambita dai grandi belligeranti d'Europa. E pur tuttavia egli non condusse mai in porto negoziato alcuno, senza aver prima a lungo vagliato i vantaggi che da una data alleanza potevan trarre gl'interessi sabaudi.
Invece quanto più accorto e prudente Carlo Emanuele fu nei maneggi diplomatici, altrettanto audace e impavido apparve