Rassegna storica del Risorgimento
ALBERTI FRANCESCO ; NAPOLEONE I ; PIO VII
anno
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1935
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pagina
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687
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Carlo Emanuele III
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guardare realisticamente la carta politica dell' Italia del tempo, sentire l'aura che spirava per l'Europa, ascoltare la voce dell'esperienza, per avvertire la coerenza non solo della convenzione militare austro-sarda del febbraio 1742, ma anche del trattato di alleanza, che fu stipulato a Worms il 13 settembre 1743 e che, nonostante le deficienze inerenti alla clausola sul Finale, valse allora grandi elogi alla diplomazia piemontese. Si pensi che il primogenito di Elisabetta Farnese, Carlo di Borbone, s'era già insignorito dei regni di Napoli e di Sicilia; che all'intento di formare un altro Stato in Italia, comprendente la Lombardia, Parma e Piacenza e Mantova, la stessa Elisabetta era ridiscesa in lizza, odiando ferocemente il brutale d'Italia , com'ella chiamava Carlo Emanuele, il più forte ostacolo a cotanto appetito. Insomma, minaccia d'un ritorno della preponderanza spagnola su questa sventurata penisola, eh'è quanto dire un salto indietro nel Seicento!
E non basta: altro ancora si architetta in Francia. Si rie-sumono antichi piani di rimaneggiamenti della carta politica italiana. del 1733 un piano del ministro Chauvelin, del 1745-46 un altro, più noto, del d'Axgenson: vi si disegna una confederazione italiana con esclusione dell'Austria, alle cui spoglie nella Valle padana avrebbero partecipato, con Estensi, Filippo di Borbone e Genova, anche i Savoia. Infatti questi, in compenso di gran parte della Lombardia, avrebbero ceduto la Savoia alla Francia, la Sardegna alla Spagna, Nizza e Oneglia a Genova, e poi, oltre ai diritti su Savona e il Finale in favore della stessa Genova, avrebbero rinunziato anche ad altri loro diritti su la Corsica. In definitiva, la Francia si foggiava da se, secondo il suo gusto e tornaconto, un nuovo Stato sabaudo, rinserrandolo fra le Alpi, imbrigUandolo tra Borboni di Francia e Borboni di Spagna, privandolo di sbocchi al mare, e, in conseguenza, di possibilità di comunicazioni con l'Inghilterra. A che mirava tutto codesto almanaccare, se non a sostituire all'influenza austriaca nella penisola quella francese, vecchia
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