Rassegna storica del Risorgimento

ALBERTI FRANCESCO ; NAPOLEONE I ; PIO VII
anno <1935>   pagina <695>
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Carlo Emanuele III
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non guidare questo popolo, che, come i loro antenati, cerca­vano r Italia: la storia non concepiva dualismi tra il Piemonte e la sua Dinastia.
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Quanti nel Settecento intendono in Italia modernizzare gli Stati secondo i dettami dell'assolutismo in auge, additano nel Piemonte di Carlo Emanuele un modello impareggiabile. Ma egli, pur camminando su le luminose orme paterne, dà al suo governo un andamento che riflette la sua stessa fisio­nomia interiore.
L'ordine e la disciplina sono la base granitica su cui si eleva lo Stato, che Carlo Emanuele concepisce come una fami­glia, della quale egli è il padre: un padre austero, provvido, imparziale. La giustizia non conosce disparità sociali. Egli stesso, nonostante il senso della regalità che traluce dai suoi atti, ascolta e appaga i bisogni di tutti: ogni giorno sosta nella sua anticamera gente la più umile in attesa di essere udita dal re. E il re difatti è presente in tutti i rami deU'amministra-zione statale, ingenerando nella burocrazia un senso del dovere, affatto interiore e che si traduce in una regolarità di servizio, che impressiona in ispecie gli stranieri. Argutamente il Gibbons, che nel 1764 visitava Torino, notava la corrispondenza fra il governo e la signorilità della linea architettonica di questa
stupenda città.
Lavoratore insonne, si può dire che Carlo Emanuele è veramente il primo servitore dello Stato. C'informa il Fosca-rini, in una relazione eh'è uno degli ultimi monumenti della perspicacia della diplomazia veneta, come il suo intuito, accop­piato a sicura competenza, gli rendeva famigliari i più vari problemi, ch'egli risolveva dopo averli ponderatamente esa­minati. Di certo lo Stato sabaudo seguì il passo dei tempi più per consapevole impulso del suo re che non per fanatica imi-tazione di moda forestiera. -
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