Rassegna storica del Risorgimento

ALBERTI FRANCESCO ; NAPOLEONE I ; PIO VII
anno <1935>   pagina <698>
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698 Ernesto Pontieri
delle cose, queste ci appariranno più semplici. Poiché Cari Emanuele, sottoscrivendo due concordati, non abdicò m ì a quei principi di decoro e di autorità statale ereditati dai suoi maggiori, tanto vero che seppe anche dare prova di energica intransigenza. Cosciente della forza del suo Stato, ch'egli aveva impegnato in ben più formidabili battaglie, vide la sterilità delle contese giurisdizionali e, realista qual'era, preferì una conciliazione onorevole, che, per quanto i tempi consenti­vano, contribuiva pacificamente ad accrescere la forza centra-lizzatrice dello Stato medesimo.
Il concordato quindi s'inquadra in quella politica di racco­glimento, che, conseguenza del trattato di Aquisgrana produsse le opere benefiche già ricordate. Alle quali altre non meno importanti bisogna aggiungere: il risanamento del bilancio dissestato dalle guerre, le riallacciate relazioni diplomatiche con vari Stati, le fortezze restaurate e attrezzate, la costru­zione di nuove strade, le bonifiche di vaste plaghe insalubri nei territori di recente acquisto, i grandiosi edifici che abbelli­rono la capitale, tutti i provvedimenti diretti aU'assimila-zione dei territori che la guerra aveva annesso al Piemonte, e via dicendo. I re non son fatti per divertirsi : tali il sentire e il fare di Carlo Emanuele III.
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E nel raccoglimento degli anni che seguirono alla pace di Aquisgrana si compì la importante opera redentrice e risana-trice della Sardegna, cui legò il nome il ministro Bogino. Non erano mancate riforme, o assaggi di riforme, da quando la Casa di Savoia ne aveva preso possesso nel 1720. Era stata però una prima fatica, che, per forza di cose, aveva più meno intaccato la superficie. Invece dal 1759, da quando Carlo Emanuele affidò al Bogino l'arduo compito, il problema w investito in pieno, con coscienza e fattività entusiasta.