Rassegna storica del Risorgimento

BOLOGNA ; NAPOLEONE I ; CISPADANA (CONFEDERAZIONE) ; CONGRESSI
anno <1935>   pagina <743>
immagine non disponibile

Il Congresso di Bologna e la missione dei
governi, ecc. 743
Sopra la quarta non si è avuta risposta positiva, ed è rimasta la cosa così. Sopra la quinta rispose il Generale che avrebbe letta l'istanza, ma che era diffi­cile che l'avesse accordata.
Al ricevere della sesta dimanda disse che andava a spedire per ciò un corriere senza dire con quali ordini precisi; perciò gli effetti soli potranno far conoscere quali siano stati o siano per essere.
Tutte le volte che mi sono presentato dal Generale l'ho fatto sempre in compa­gnia dei deputati delle altre provincie e di quelli della Giunta di Difesa Generale, i quali sono stati sempre presenti a tutti i discorsi, le dimande fatte e le risposte avute.
La prima udienza fu il giovedì, giorno dell'arrivo, e restammo tutti a pranzo daini.
H venerdì successivo ci ritornammo all'ora propria; ma le occupazioni non per­misero al Generale di riceverci, nonostante che ci fermassimo nell'anticamera tre ore e partimmo per andare a pranzo dal commissario Garrau, da cui eravamo stati invi­tati nell'occasione di averlo visitato il giorno avanti.
H sabato, giorno 10 corr., ritornammo da Bonaparte, fummo ricevuti sul mo­mento con molta gentilezza e bontà, nella quale udienza io ebbi le suddette risposte relativamente agli affari di Ferrara.
Nella seconda udienza il cittadino Testi dimandò, per le provincie di Modena e Reggio, i feudi di cui ne erano investiti i particolari per tutte le ragioni però che spettavano al già duca di Modena.
Nella stessa seconda udienza il cittadino Aldini rappresentò in particolare per la di lui provincia le strettezze ed i bisogni per cui non potevano far fronte alle spese. Bonaparte gli disse che dovevano rivolgersi ai beni dei frati, dei quali non voleva che vi fossero più conventi d'uno stess'ordine in una città; che quelli che non avevano quindici individui per lo meno dovevano sopprimersi affatto, provve­dendo gli individui discretamente colle rendite de' rispettivi conventi che si sarebbe soppressi; ed in quanto agli effetti terreni, ecc., che si alienassero per servirsene a prò' dello stato e per soccorrere quei parrochì che ne avessero bisogno; e perchè il popolo vedesse che a lui ancora si pensasse, dovevano sopprimere i diritti detti di stola, tanto che nulla si avesse a spendere né per battezzarsi, né per maritarsi, né per farsi seppellire; e che ne avrebbe fatta lettera con tali disposizioni per Bologna e che in seguito, vedutine gli effetti, l'avrebbe fatto per Ferrara. l)
Lo stesso sabbato trattenuti egualmente a pranzo dal Generale, e la sera ad una festa di ballo che diede in casa propria; ed in quella occasione Bonaparte disse al cittadino Caprera che eravamo in libertà, colla consegna che gli. avrebbe fatta della lettera per Bologna e Ferrara. .
La domenica mattina 11 corr. ci consigliammo per vedere, se, ""te <* fossimo congedati, convenisse a portarsi in corpo a ringraziarlo dell affabilità e cor-tesia con coi ci aveva accolti ed ascoltati, e si risolse di si. Ci presentammo ali anti­camera; aspettammo tre ore, ma non potè venire il momento di libertà per essere ricevati. Partimmo, ed il cittadino Caprera s'incarica di ritornarvi solo apresen­targli tatti i nostri sentimenti, e non potò essere sbrigato anche perchè la lettera di Bologna per i frati ed altre cose suddette non era fatta, per cu. dovettetornarvi U lunedi 12 corr., nel quale si sbrigò solo alle ore 4 e mezzo pomeridiane. Porte
, * Cfr. a *,es*o riguardo la lettera che V11 dicembre jl B/S " Senato di Bologna, nella Correspondance, II, n. uoi, p