Rassegna storica del Risorgimento

MAZZINI GIUSEPPE ; GIORNALISMO
anno <1935>   pagina <749>
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Lettere inedite di Giuseppe Manzini a Guglielmo Libri 749
verso la mèta vagheggiata: alla causa della Patria avvilita schiava ed oppressa aveva ormai fermamente consacrata tutta la potenza del­l'ingegno e tutti i palpiti del cuore. ERSILIO MICHEL
GIUSEPPE MAZZINI A GUGLIELMO LIBRI
I.
Caro Amico [1832 aprile?].
Ricevo ora la vostra e rispondo senza dimora, perché m'è forza richiedervi d'una buona opera. Aristide Ollivier, giovine commerciante marsigliese, partiva due mesi addietro per V Italia, più specialmente per Toscana, dov'ei s'arrestò per affari suoi. M'era amico e mi andava scrivendo qualche letterina sullo spirito del paese, ma per questo Iato non v'è da temere, poiché le lettere mi venivano per via sicura. Ora mi scrivono esser egli stato arrestato nella sera del 23 e trascinato in Fortezza, dov' è tuttavia, l) Sospettano ch'egli diffondesse alcuni esemplari della Giovine Italia, sospettano altro forse. Comunque siasi, a me è legge aiutarlo con ogni mezzo, e cosi farò. Ho scritto a chi mi pareva potesse giovargli; e scriverò; ma le mie relazioni sono .pressoché tutte d'un tal genere, che a mala pena possono raccomandarlo senza farlo pericolare anche più. Ho pensato a voi, e ho riflettuto, che, sebbene proscritto, potreste aver conservato alcune relazioni che potrebbero giovargli presso chi governa. Però vi scrivo e v'esorto a farlo per amor mio e d'un buono. Con voi so non aver bisogno d'altre parole; e so che se potrete, farete, ed io ve ne sarò grato. V'avverto che la Toscana, come sapete, ha una legge sanitaria, per cui s'aprono ora, profumando, tutte le lettere che vengono di Francia. Quindi, se non volete che il vostro scritto sia letto, speditemelo a me: io lo farò per una via quasi sicura impostare a Genova, dove in ogni caso, usano profumare le lettere a suggello chiuso. Dove possiate soccor­rermi, usate sollecitudine.
Io sapevo del povero Baratta, e me ne piange il core, non perch'io reputi grave sciagura la morte; bensì, perch'io raffrontando i suoi ultimi momenti con ciò ch'io, mi pare, proverei ora, ho sentita tutta l'amarezza di desolazione, e di solitudine che deve aver stillato in quel punto sul guanciale dell'esule.2) Ho ima madre che m'ama più ch'io stesso non l'amo e arrossisco in dirlo ed ho veduto morire un mio amico suicida non son due anni ancora, e so cos' è la separazione. Povero amicol e voi, che gli
i) La notizia non era vera. Aristide Ollivier, fratello di Demostene, nella sua qualità di gerente della casa Fould di Marsiglia, agevolava, senza dubbio, sui vapori che erano da lui amministrati, la recezione e propagazione di tutte le stampe incendiarie che entravano da Marsiglia in Toscana; ma non era stato arrestato in Livorno e nemmeno a Modena, come pure ne era corsa la voce. Infatti nel giornale assolutista La Voce della Verità, Modena 10 maggio 1832, n. 119, fu riprodotta questa smentita: Nel Corriere Francese del 25 aprile, n. 116,leggesi; Era stato annunziato (cosi il Messaggere di Marsi­glia) Che il sig. Ollivier di Marsiglia era stato arrestato a Modena per ordine di quel Duca Questa notizia è felicemente smentita dal battello a vapore VEnrico IV, che reca lettere del Big. OJlivier in data del 13. Egli e a Livorno e non è giammai stato arrestato .
2) Il Baratta, scultore d'anatomia in cera nell'università di Parma, prese parte alla rivoluzione del 1831, e dopo la restaurazione estense esulò in Francia. Poco prima che morisse di colera, il Mazzini aveva avuto qualche dubbio che lui o Giuseppe Gi-glioli avessero rivelato i segreti della Giovine Italia ad Enrico Misley, della cui siuce-