Rassegna storica del Risorgimento
MAZZINI GIUSEPPE ; GIORNALISMO
anno
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1935
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pagina
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751
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Lettere inedite di Giuseppe Mazzini a Guglielmo Libri 751
dalla Corsica dove ho 42 socii non un soldo. Dal Piemonte non un soldo, dalla Toscana non un soldo. Di Napoli e Sicilia non parlo. Ho avuto qualche cosa da Genova: qualche cosa da Ginevra, e 600 tr, dalla Lombardia. Le quarantene, il cholera e le cautele infinite de* doganieri e delle polizie mi attraversano ostacoli quasi insormontabili alla diffusione, e se li supero, si è a forza di pazienza e di spesa. Vedete un po' dov*io mi son messo. Ora ci sono, e a meno di assoluta impossibilità non deporrò cosi presto il pensiero. Ma ciò che mi dà tormento è la mancanza di scritti buoni, specialmente sul principio. Però vi rinnovo, senza insistere, la richiesta ch'io vi feci: se vi venisse occasione di poter stralciare dai lavori che andate facendo, qualche brano anche letterario o scientifico,purché italiano, inviatelo. Se non potete, non monta: v'amerò allo stesso modo. Ho veduta VAntologia di gennaio. Povera Antologia! *) Amatemi, abbiate cura di voi, e valetevi di me, se vi bisogna l'opera mia.
Giuseppe.
H. Caro amico [Marsiglia] 25 agosto [1832].
Ricevo oggi soltanto la vostra rimasta finora alla posta, perché mancante d'indirizzo a casa, o forse per altre cagioni. Io era in silenzio con voi unicamente perch'io ignorava se foste a Parigi, od altrove. Scrissi, nel maggio, credo una lettera, nella quale vi richiedeva di un aiuto: e il non aver mai avuta risposta, mi fece credere che foste partito. Ma io v'amava sempre. Incominciai ad amarvi, quando mi dicevano del gran male di voi; però non v'è pericolo ch'io muti per silenzio, o casi. S'io ho nulla di buono in me, so certo di aver almeno la costanza negli affetti. E un bisogno dell'anima mia di amare pochi, ma quei pochi molto, e sempre, e se mi lasciano gli amo a ogni modo, maledicendo. Però, ripeto, io vi amava anche quando io mi credeva abbandonato da voi: pensate ora che mi giunge la vostra lettera: lettera della quale vi son grato davvero perché specialmente in queste non dirò sventure, ma noie, ho l'anima arida e bisognosa di conforto. Né saprei dove trovarne se non in una parola d'amore da chi ha il mio, e la mia stima. Allora, io mi sento più forte e mi pare di trovarmi rinfrancato a seguire neli'impreso cammino.
Questo è un dirvi eh' io non posso oggìmai seguire i vostri consigli e a momenti l'anima stanca delle cose, e del fango umano, e incrudita nel positivo e nella realtà disgustosa, vorrebbe pur ritrarsi e concentrarsi nella solitudine a vedere se vi fosse pur modo di vivere qualche giorno ancora di vita, non di convulsione e allora mi si affacciano i vostri consigli. Ma noi l'avete detto non saremo felici mai, e poi che il dado è tratto, poi che s'è mosso un passo, vergogna a chi retrocede! Lotto senza conforto, perch'io, come vi dissi, non amo gli uomini, bensì vagheggio l'uomo nell'avvenirepure sento bisogno di condurre a fine cotesta lotta, non foss'altro, perch'io mi vi son messoe d'altra parte, questo nome d'Italia mi freme pure dentro in un modo ch'io nonposso allontanare l'idea di ritentare e mi pare si possa e credo vi riescirò. Dacché vi lasciai e mi posi all'opera, ho fatto già tanto da non poter abbandonare il lavoro senza viltà e viltà non posso né devo farne né voi lo vorreste da me. Forse mi durano IeiUuaionima ciò di cui potete andar certo, ch'io, se Dio mi dà vita, e non lunga, riescirò almeno a questo aprirmi una via per morire degnamente sul patibolo.
1) Sulla decadenza della celebre rivista di G. P. Vieusseux, assalita dai fulmini dei giornali assolutisti, più specialmente de La Voce della Verità, e tarpata miseramente dalle forbici della censura toscana, cfr. P. PRUNÀS, VAntologia di G. P. Vieusseux, Storia diuuarivistaitaliana, Roma-Milano, Soc. ed. D. Alighieri, 1906, p. 284 e seguenti.
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