Rassegna storica del Risorgimento
POLIZIA ; SARDEGNA (REGNO DI)
anno
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1935
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pagina
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753
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CONFIDENTI DELLA POLIZIA PIEMONTESE NEL RISORGIMENTO
Le Polizie degli Stati italiani dell'Ottocento hanno lasciato dietro di sé uno strascico di odio e di disprezzo, non tanto per i metodi che adottavano, quanto per lo scopo che, in politica, si prefiggevano. Le atrocità della Polizia Borbonica, l'astuta finezza di quella austriaca sono additate al nostro disprezzo fin da quando, appena fanciulli, incominciamo a commuoverci al ricordo dei nostri Martiri. Dimentichiamo che quegli uomini non facevano nulla di più o di meno del loro dovere: se non lo avessero eseguito, li disprezzeremmo ugualmente come traditori, così come ridiamo della manifesta incapacità da loro più volte dimostrata.
Una fra le figure che più ripugnano al nostro senso morale è quella del confidente, il quale è bollato d'infamia, anche se perdoniamo talvolta alla Polizia di essersene avvalsa.
La figura del confidente, quale per lo più si presenta, è davvero nauseante. Egli è un uomo al di là del bene e del male non un superuomo, ma un irresponsabile , agisce non per convinzioni, ma per interesse venale, è pronto a servire le due parti e lotterebbe davvero, per quella delle due che gli assicurasse i maggiori personali vantaggi in un prossimo futuro; si aggiunga, che molto spesso si tratta di un inquisito, graziato perchè assuma la funzione d'informatore.
Ciò ci ripugna, ma ripugnava evidentemente anche a coloro che erano costretti a servirsi dei confidenti, poiché nelle relazioni umane è fattore indispensabile la possibilità di reciproca fiducia.
Anche il Governo piemontese, così come si avvaleva delle notizie comunicategli dalla Polizia milanese, aveva e sfruttava i suoi confidenti nell'epoca in cui ancora il Paterno regime era considerato l'unico dei Governi adatto ad assicurare la felicità dei sudditi.
Il Manno, in quell'enorme e disorganico repertorio di notizie che sono i suoi Aneddoti sulla Censura in Piemonte, S ha già dato un'idea dei sentimenti di quel Governo di fronte alle opinioni. Non dirò quindi cosa nuova affermando cbe il Governo piemontese era sospettoso e oscurantista quanto, e forse più, che altri. A quanto ricorda il Manno, altre notizie potrei aggiungere.
l) ANTONIO MANNO, Aneddoti documentati sulla Censura in Piemonte dalla
Restaurazione alla Costituzione in Biblioteca hai. di Storia recente, voi. I, Torino, 1907.