Rassegna storica del Risorgimento
ESERCITO
anno
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1935
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pagina
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762
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762 Carmelo Trassetti
l'importanza di coltivare ulteriormente quest'affare, lo scopo del quale dovrà e88 quello di ottenere se sia possibile più esplicite indicazioni sui pronostici chel'indiJ individuo della Divisione Navale Napoletana avrebbe fatti su d'una prossima iman zione in Italia, pronostici che non si saprebbero altrimenti spiegare che pel fatto della cognizione dei disegni dei faziosi e dei mezzi che avrebbero per mandarli ad effetto3 cose tutte delle quali importerebbe allora d'aver ogni maggior dettaglio...
Il Da Costa si mostrò assai abile; facendosi credere un costituzionale brasiliano, riuscì a strappare al marinaio napoletano anche una delle poesie che si era vantato di possedere; un sonetto su Napoleone come vedremo.
Genova, 11 settembre 1839.
Dopo aver fatto qui le necessarie provvigioni di vettovaglie pel viaggio, salpava da questo porto, jeri mattina ad un'ora dopo la mezza notte, dirigendosi alla volta di Gibilterra, la flottiglia napoletana...
Nei tre ultimi giorni di sua permanenza niun mezzo conciliabile colla dovuta circospezione fu trascurato pel maggior frutto delle investigazioni... II noto individuo non fu che coerente a se stesso, di egual natura a quelle già narrate essendo statele ulteriori sue manifestazioni, le quali in ispecie non avrebbero fatto che ognora più appalesare il suo malanimo estremo verso il proprio Governo. Una volta poi caduto essendo il discorso sul miglioramento di salute del Principe di Mettermeli, per un violento trasporto esclamò egli che tutt'i birbanti avevano fortuna .
Non si è presentata l'opportunità di potere, senza deviar dalla necessaria riserva, aver comunicazione di alcuna delle poesie, di cui erasi detto ritentore nella circostanza in cui aveva menato vanto di relazioni con de' primiletterati e poeti estemporanei ài Napoli. Solo facendo l'apologia di Buonaparte declamò in di lui lode due sonetti, uno de' quali, con di lui beneplacito e sotto sua dettatura copiato da una delle due persone che lo ascoltavano, è quello che ho l'onore di qui compiegare.
SONETTO
Col vasto immaginar tant'orbe cinse Quanto ne scorre Luna che tramonti, Guerrier s'arrampicò sugl'irti monti. Di là spiccossi, pugnò forte e vinse.
Creò Nazioni, e le create estinse, Dal Po, al Meno, alle lorfoci, ai fonti Strappò diadema da1 Reali fronti E i rottami de* troni infasci avvinse.
Fatto gigante, attorcigliassi i crini D'Asia alla manca, e ligittò qual alga; D'Europa all'altra man resse i destini.
Or Re sul trono e Imperador s'asside. Che resta più? Dal trono air ara salga. Salì così tra i sommi Numi Alcide,