Rassegna storica del Risorgimento
ESERCITO
anno
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1935
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pagina
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763
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Confidenti della polizia piemontese nel Risorgimento 763
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Un indivìduo che non esiterò a definire un bel tipo è il marchese Donghi, genovese.*)
Il 15 maggio 1843, egli si rivolgeva al Ministro di Guerra e Marina, chiedendo, a titolo onorifico e di personale distinzione, la soprintendenza di politica e polizia pel mantenimento della pubblica' quiete in Albaro.
Alla domanda univa un promemoria così concepito:
H Marchese Gioan Francesco Donghi di Genova è distinto perle seguenti onorificenze:
Decurione di Prima Glasse di detta città, e membro dell'Illustrissima Commissione dei Teatri Civici.
Cavaliere dell'O. M. de' Santi Maurizio e Lazzaro.
Favorito dell'uso d'Uniforme dell'Ordine prefato.
Protettore di varj pii stabilimenti, tra i quali quello delle Figlie di S. Bernardo in Carignano, delle scuole Infantili per la ridetta citta, ecc., ecc., ecc.
Consigliere aggiunto in molti Comuni della Provincia di Genova.
U prelodato Sig. Marchese desidera d'essere considerato nel mandamento d'Al-baro, provincia di Genova, a mezz'ora di distanza da quella città, come un incaricato della Polizia, per mettere riparo a quei disordini che fossero per succedere da parte degli abitanti di quel luogo.
Onde penetrarsi della sua intenzione fa duopo ben osservare che possedendo colà una vastissima tenuta non avrebbe altro scopo col sapere i li. B. Carabinieri soggetti in certo modo a sé, se non quello di distinguersi come persona, in cui il Governo volentieri ripone la sua confidenza.
In una parola basterebbe per lui che la Stazione dei R. R. Carabinieri permanente in Albaro fosse avvertita dall' Ispettore Generale di Polizia in Torino di apprestarsi alle richieste del M.se Donghi, se talvolta piacesse a lui di prescrivere la cattura d'un malfattore, o d'un vagabondo, conforme viene praticato da un commissario di Polizia. Qualora si realizzasse questo caso il M.se Donghi sempre ne riferirebbe al Direttore di Polizia in Genova, acciò desso provvedesse ulteriormente pel correggimento di quella persona, che fosse stato necessario catturare per incondotta, od altro simile motivo.
Ciò non urterebbe coll'autorità dei Sindaci locali perchè il M.se Donghi non li priverebbe delle rispettive attribuzioni, ma coopererebbe con essi alla pubblica tranquillità, ed anzi li stessi Sindaci proverebbero tutta la soddisfazione di vedere persona tanto ragguardevole che si unisce a loro per la conservazione dell'ordine.
Ciò che fa ridere, non è tanto la richiesta, frutto certamente d'uno stato patologico del cervello del buon marchese, quanto la serietà con cui fu presa in considerazione. Per fortuna, in sfere governative meno alte, v'erano persone dotate d'intelligenza.
i) Lo riguarda il fascicolo: Gabinetto, 1845, Genova, cart. 2, n. 940.