Rassegna storica del Risorgimento

OUCHY (PACE DI)
anno <1935>   pagina <829>
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Da Carlo Alberto a Vittorio Emanuele II
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vicini e lontani, dal Giovanetti, sempre poi consultato . ogni riforma, a Riccardo Cobden, studiato e seguito anche prima che onorato in Torino. E in questo campo dell'opera carlalbertina, come tu già rilevato, una coerenza progressiva e logica, una cosciente intenzionalità che, abbandonato il misoneismo dei predecessori, non rifugge dall'adottare i più larghi concetti economici. Dal '31 in poi ed è riconosciuto in ciò il personale merito del Re. tale politica, eminente-mente sociale, porta gradatamente alla revoca delle proibi­zioni annonarie, all'abolizione del secolare vincolismo serico, alla trasformazione della intera tariffa daziaria e del regime del commercio dei grani, anticipando riduzioni altrove strap­pate da sanguinose rivolte popolari; a tutta una rete di trat­tati di commercio e navigazione che recano la bandiera sabauda in ogni mare e attraggono via via anche dal retroterra ai porti sardi i traffici più vari. Liberata la Sardegna dai vincoli feudali con opera non solo economica, ma sociale e politica, che insieme all'unificazione amministrativa stringe vieppiù l'isola al Regno; rinsaldati anche con le opere portuali e fer­roviarie ed altre generose cure civili i vincoli ancora recenti di Genova al Piemonte, si compie veramente con questi più vari elementi una completa rinnovazione della struttura orga­nica dello Stato e della società.
Contemporanei illustri, italiani e stranieri, non tacciono la benemerenza diretta del Re in quest'opera, e i carteggi privati la confermano. Cosi è proclamata merito personale del Re e suo vero titolo d'onore la sicurezza del suo colpo d'occhio e la prontezza di decisione da lui rivelate nell'impulso dato all'iniziativa della grande rete ferroviaria, di cui son noti gli aspetti e i riflessi politici, antiaustriaci, che ebbe. In contrasto con la Bua avversione ad ogni novità costitu­zionale, poiché egli identifica ancora costituzione con rivo­luzione e disordine e minor efficienza dell'azione statale, Carlo Alberto non si allarma per lo sviluppo delle liberta