Rassegna storica del Risorgimento

OUCHY (PACE DI)
anno <1935>   pagina <837>
immagine non disponibile

Da Carlo Alberto a Vittorio Emanuele II
837
Ma se nell'animo di Carlo Alberto la convenzione militare con 1 Austria esasperò, sino alla febbre, la sua antica, intensa aspirazione alla guerra, non vaga tendenza romantica, ma meditato calcolo politico - gli stessi obblighi contratti gli diedero anche rispetto agli austriacanti di dentro l'impulso ad intensificare la preparazione militare, a sviluppare e rasso­dare il proprio esercito. Ben diverso da Carlo Felice, il quale esclamava: Che bisogno ho io d'un esercito, se l'Austria me ne favorisce uno ottimo senza spese ?Carlo Alberto ha, come una spina nel cuore, anche questa esperienza del '21. Divenuto Reggente trovò sono sue parole che non avevamo assolutamente nulla di ciò che era indispensabile per intra­prendere una campagna e che una guerra in quelle condizioni sarebbe stata un sacrificio vano per il paese e gli impulsi politici delle provincie finitime italiane sono ancora sue parole si sarebbero ridotti in gran parte a poesia e a vuoti discorsi dispersi dai venti. Ed eccolo rivolgere le cure più energiche per ricreare, si può dire, sugli antichi esempi della Monarchia sabauda, il nuovo esercito piemontese. Egli difen­derà questa sua creatura contro ogni insidia che ne possa intaccare la compagine. Lo stesso rigore contro le congiure del '33, che potè apparire a taluno eccessivo, ma non fu viziato da irregolarità procedurali, va inteso sopra tutto come legit­tima difesa di quello strumento militare, che al Re doveva apparire intangibile appunto perchè era essenziale per le for­tune nazionali. Sollevato lo Stato e specialmente l'Esercito nostra lunga cura ed amore dirà nel proclama del 29 marzo '48 dalla decadenza del '21 e del '30, come avrebbe potuto altrimenti sognare di poter un giorno lanciare contro un potente Impero il piccolo Piemonte, solo, isolato, insidiato dalla Francia repubblicana e dall'Inghilterra allora protettrice egoistica dell'Austria ?
Alte parole confidate dal Re agli intimi o bandite in mes­saggi che poterono apparire ancora prematuri e imprudenti