Rassegna storica del Risorgimento

OUCHY (PACE DI)
anno <1935>   pagina <843>
immagine non disponibile

DaCadoAlberto a Vittorio Emanuele II 843
Quando, dopo quella che secondo la profezia di Cesare tfalbo era stata non paee, ma tregua di dieci anni , Vittorio Emanuele II riprende la spada, egli scrive nel suo testamento: Io procurerò di sbarrare la via di Torino; se non ci riesco e il nemico avanzi, ponete al sicuro la mia famiglia e ascoltate bene questo: Vi sono nel Museo deUe armi quattro bandiere austriache prese dalle nostre truppe nella campagna del 1848 e là deposte da mio padre. Questi sono i trofei della sua gloria. Abbandonate tutto: valori, gioie, archivi, collezioni..., ma mettete in salvo quelle bandiere. Che io le ritrovi intatte e salve, come i miei figli; ecco tutto quello che vi chiedo; il resto è niente .
La Famiglia, i prosecutori della Dinastia, e il trofeo della gloria paterna, questo il sacro legame tra il padre e il figlio, tra lui e gli eredi ! H resto è niente. Suona così la legge delle grandi Dinastie, degne di durare millenni, capaci di superare ogni prova, di fare la fortuna dei popoli anche nei cimenti e contro le avversità più gravi.
Io mi educai a quell'esempio , all'esempio dell'abdica­zione dopo Novara e dell'esilio per la dignità e la libertà de' suoi popoli. E la memoria di mio Padre fu la mia stella tutelare . Sono le parole che nel proclama ai popoli dell' Ita­lia meridionale consacrano la devozione di Vittorio Emanuele, devozione di figlio, fedeltà di Re , all'insegnamento, al retaggio del Padre.
Un italiano illustre, ingiustamente dimenticato, che fu cosi vicino al periodo eroico del Risorgimento, Ruggero Bonghi, insisterà nel formare di tre soli nomi - lasciando tutti gli altri, per quanto benemeriti, molto addietro quella che egli chiamava la triade generosa e umanamente radiosa della patria risurrezione: Carlo Alberto, Vittorio Emanuele II e Cavour: gli unici - diceva - veramente indispensabili e non sostituibili.