Rassegna storica del Risorgimento

OUCHY (PACE DI)
anno <1935>   pagina <844>
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Francesco Salata
Ma proprio dal Conte di Cavour, che dolorose incom­prensioni e incompatibilità reciproche avevano, condanno comune, tenuto lontano da Carlo Alberto, proprio dal Conte di Cavour verrà un riconoscimento imparziale e autorevole. Egli dirà un giorno che Re Carlo Alberto avrebbe diritto alla gratitudine del vecchio Piemonte e della nuova Italia, se anche non avesse lasciato altra memoria fuori di quella che contiensi nel detto VItalia farà da sé . La non sospetta sen­tenza, avvalorata dal grande realizzatore, ha oggi per noi un significato mistico e pratico ad un tempo. Carlo Alberto non avrebbe rinnovato con tanta insistenza questo motto, se non avesse riconosciuto che in esso era racchiusa tanta parte del destino aspro' e glorioso della patria nostra. Risponde con quel motto al vecchio La Tour impaurito dalle minaccie austriache del '46. Lo ripete ai popoli della Lombardia e della Venezia il 23 marzo '48, invocando Dio che con sì maravi­glisi impulsi pose l'Italia in grado di fare da sé . Lo rinnova nel proclama di Vigevano quando afferma che l'Italia non ha ancora fatto conoscere al mondo che può fare da sé .
Solo oggi che F Italia ha raggiunto nella unità di tutti i suoi figli la condizione che Re Carlo Alberto ammoniva neces­saria e sufficiente per la sua invincibiHtà, solo oggi l'Italia del Re, non una sol volta vittorioso, f Italia di Mussolini, malle­vadore del suo diritto di vita e di gloria, può per la prima volta nella sua nuova storia fare da sé.
FRANCESCO SALATA
Discorso tenuto il 16 ottobre 1935, a Torino, nell'aula senatoria àm Madama, nell'ambito delle celebrazioni dei Grandi piemontesi dell'anno XW.