Rassegna storica del Risorgimento
TORINO ; MOSTRE
anno
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1935
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pagina
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860
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860 Adolfo Colombo
Un grafico riproducete lo Stato nel 1451 segna la massima espansione territoriale raggiunta con Amedeo Vili dal Ducato. Gli Statuti originali del 1430 ce lo ricordano legislatore e ci fanno considerare come uno dei titoli suoi maggiori fu di avere magnificamente organizzato lo Stato, costruendolo su ben fondati pilastri, rinforzandolo moralmente ed elevando nello stesso tempo il prestigio della sovranità.
Disegni, stampe rare, libri miniati, ricordano il suo romitaggio di Ripaglia, il suo pontificato decennale col nome di Felice V, la vittoria su sé stesso colla rinunzia. H suo messale, ricco di preziose miniature e otto volumi del suo bollarlo, una sua effigie miniata nel libro De Re militari rievocano specialmente il suo pontificato.
Un'ampia sala è riservata ad Emanuele Filiberto, il ricostruttore della fortuna della sua Gasa, precipitata nel secolo di decadenza piombato dopo la morte di Amedeo Vili. Il pubblico della Mostra sente una speciale ammirazione per questa figura di Principe, grande per virtù di guerra e di pace. E il Principe che dopo avere col suo genio guerriero e col suo personale valore riconquistato lo Stato perduto dal padre, pone le basi del suo principato in Piemonte e considera lo Stato suo come bastione d'Italia. E il Principe che con grande acume politico inalza la sua Casa nella politica europea, conferisce ad essa grande prestigio, favorisce tutti gli aspetti del viver civile, dando il massimo incremento all'agricoltura, agli studi ed alle leggi, ed imprime così al suo Stato una direttiva che aprirà le strade dell'avvenire.
Un grande ingrandimento fotografico ci rappresenta la sua maggiore gloria guerriera, la vittoria di San Quintino. E la riproduzione del grandioso quadro del Palma, allievo del Tiziano, esistente a Palazzo Reale, bello per pregio artistico ma pure importante per il valore iconografico. Su di essa spicca a grandi caratteri il motto significativo: Spo-Jiatis arma supersunt .
Su altra parete si ammira lo stendardo in seta che una tradizione dice esser sventolato a Lepanto. È di proprietà del Convento di San Domenico a Torino. È prudente avvertire che altri vantano di posse-sedere la bandiera di Lepanto.
Parecchi i ritratti di Emanuele Filiberto nella Mostra: uno equestre, del secolo XVI, esposto da S. A. R. il Principe di Piemonte; un altro a mezzo busto, di autore ignoto: qualche miniatura.
Ammirati assai per il loro valore artistico sono i noti ritratti di Carlo il Buono e di Margherita di Valois, di Giovanni Clouet, che ornano la R. Galleria Sabauda, alla quale appartengono pure due busti di Emanuele Filiberto e della moglie Margherita.