Rassegna storica del Risorgimento

TORINO ; MOSTRE
anno <1935>   pagina <873>
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La mostra storica al palazzo Carignano di Tonno 873
Il Re alle parole: rinovellate dal magnanimo sostituì di suo pugno generosamente spiegate. Una sfumatura ma espressiva del culto verso il padre suo.
L'altro documento supera tutti per la sua eccezionale importanza. È il grido di dolore del celebre discorso della Corona del 10 gen­naio 1859, che risuonò come una sfida all'Austria, come une trom-pette guerrière secondo l'opinione di un ministro inglese malevolo del tempo, lord Malmesbury.
È la copia di un amanuense colle correzioni autografe del Re, data per la prima volta in facsimile nel 1880 dal Vayra.
Non un visitatore passa senza commuoversi, senza rievocare il momento storico in cui il discorso fu pronunziato : non un visitatore tra­lascia di leggere la famosa frase storica del grido di dolore, impressa nella mente di tutti gli Italiani come i motti celebri fortunati : o Roma o morte, l'Italia degli Italiani. Piace sopratutto il tono deciso del Re, disposto sempre, come si sa, ad accogliere le deliberazioni più ardite.
Si legge il testo primitivo: Confortati dall'esperienza del passato, aspettiamo prudenti e decisi le eventualità dell'avvenire.
Si confronta con la correzione più spiccia e più decisa del Re:
Andiamo incontro risoluti alle eventualità dell'avvenire .
Fu un discorso abbozzato da Cavour, corretto nella forma dal Mas­sari, lungamente discusso dai ministri a cui alcune frasi parevano alquanto temerarie, riveduto da Napoleone III al quale alcuni documenti fanno risalire la paternità della famosa frase, ma approvato definiti­vamente e ricopiato di suo pugno da Vittorio Emanuele II, che volle mantenute anche le frasi più battagliere, quelle che più sapevano odor di polvere.
Anche allora il Times vi trovò a ridire tentando di dissuadere il Piemonte, notando gli svantaggi che sarebbero venuti da una vittoria o da una sconfitta, ma il dado era tratto : si tirò diritto e coll'aiuto della divina Provvidenza l'Italia si fece.
Ed ecco la lettera autografa in cui Vittorio Emanuele II, alla vigi­lia della guerra del 59 dimostra tutta la sua impazienza di venire alle mani. Sono parole che si commentano riportandole all'ora presente.
aje crois qu9 il en serafini des conférences Je voudrais déjà tirer
le canon ce soiry>.
Un altro autografo eccezionale proviene dall'Archivio Reale. E la minuta tutta autografa ed irta di correzioni del proclama reale ai popoli della Lombardia dopo la battaglia di Magenta. Il documento conferma l'azione personale del Re.
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