Rassegna storica del Risorgimento
TORINO ; MOSTRE
anno
<
1935
>
pagina
<
875
>
La mostra storica al palazzo Carignano di Torino 875
Nel manoscritto di un discorso parlamentare di Massimo D'Azeglio per la Convenzione di settembre in legge questa magnifica sintesi della storia del Piemonte intrecciata con quella dei Savoia:
Io apro le istorie, e leggo che nel 1045 la casa di Savoia, ed il Piemonte si mettono unite per una via, che dovranno battere per otto secoli, senza mai rompersi fede. Esempio unico in Europa quel tutt* insieme che si chiamava il Piemonte, mantenne sempre la sua dinastia nazionale né tollerò mai giogo veruno per ottocento, anni. Se due volte sotto Carlo V e sotto Napoleone ai quali piegò l'Europa, piegò anch'esso, seppe, appena dissipata la bufera, ritornare tosto libero e di propria ragione. Dal 1045 la compagnia stretta fra questo popolo e la marziale discendenza di Umberto eseguiva, ignara dell'opera sua, il disegno di Dio che voleva fatta oggi l'Italia. Da quei principi sino all'assedio di Gaeta, si ebbero comuni gioie, dolori, sconfitte onorate e gloriose vittorie* Dall'alta gerarchia ove splende il nome di Vittorio Amedeo II sino all'umile condizione del povero muratore P. Micca, ogni classe, sto per dire ogni famiglia, legge sparsi nelle istorie i suoi nomi, legati a qualche nobile sacrifizio ed a qualche impresa d'onore .
Così alte e nobilissime sono le espressioni di una sua lettera scritta al generale Giuseppe Dabormida, plenipotenziario sardo di pace dopo Novara. L'Austria resiste alla richiesta del Piemonte per la concessione dell'amnistia ai Lombardi. Il D'Azeglio, a capo del governo, è deciso a tutto pur di non venir meno a quello che ritiene un sacrosanto impegno d'onore. È una lettera importante già edita dal Chiala ma che merita di essere meglio conosciuta secondo l'autografo.
Caro Generale.
Ho ricevuto il plico colle lettere e l'ultimatum. Presenterò tutto al Consiglio che sarà radunato fra un'ora. Non conosco abbastanza le finanze per sapere se ci sia la possibilità materiale di pagare gli 80 m. e particolarmente i 20 nel mese d'agosto. Ma so che io, e credo anche il Consiglio, accetteremo la guerra piuttosto che non stipulare l'amnistia. Le ferite di borsa, si medicano. Le ferite d'onore no: e vi sono occasioni dove i popoli come gli individui devono farsi ammazzare piuttosto che disonorarsi. Siccome credo d'aver fatto e che abbiamo fatto lealmente la parte nostra, e difeso gli interessi del paese, per me sono tranquillo. Più d'una volta non si muore.
C'è però da pensare, se anche la guerra difensiva si può fare senza denari, e colle truppe che abbiamo. Poi se venendo i Tedeschi a Torino non distruggeranno lo Statuto.
Questo deve dar da pensare perle altre condizioni: ma per l'amnistia il mio parere è che si sostenga ad ogni costo.
Oggi ricevo le proposizioni di Parigi che vengono, credo, da Thiers. Non mi paiono inamissibili e credo che l'Austria vi dovrebbe scendere.
Ho scritto in fretta tanto da dirle le mie opinioni, come le concepisco al primo momento. Domani la dirò quel che pensa il Consiglio e si sarà deciso. I miei rispetti Prolormo e Boncompagnf,
Di cuore M* D'Azeglio,
Torino 19 L. [aglio]'49.