Rassegna storica del Risorgimento

MINGHETTI MARCO
anno <1936>   pagina <36>
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Giovanni Maioli
nelTaria, giovarono, grandemente, i primi passi del nostro: mente aperta alla luce, ohe, in tante maniere diverse, pioveva su di lei, accoglieva gl'insegnamenti, da qualsiasi cattedra o pulpito venissero, senza prevenzioni e senza ripugnanze istintive personali o famigliari. Fortuna per il Minghetti stesso e per l'Italia, perchè, così, il futuro Ministro di Pio IX, poi Ministro e Presidente del Consiglio dei Ministri nel Governo d'Italia, con l'ingegno e il proposito che lo estingue­vano, e per le condizioni favorevoli in cui si trovò, potè acquisire una coltura ecclettica, varia di esperienza e ricca di bene, ohe, poscia, gli giovò moltissimo, nelle competizioni dei partiti e nel movimento e reggimento politico e sociale d'Italia.
A Parigi, appunto, il Minghetti, con spirito e cuore aperti, aveva bevuto a tutte le fonti, ascoltando lezioni dei più disparati docenti della Università e del­l'Istituto delle Scienze morali e politiche della Metropoli francese, tra i quali godevano gran celebrità due italiani: Pellegrino Rossi e Guglielmo labri.
Del primo, col quale potè contrarre anche una certa dimestichezza, accolto sempre affabilmente, il Minghetti dà un giudizio assai favorevole, che, si erede, non lontano dal vero e dal giusto.
Non tanto la cultura generale interessa il Minghetti, ma anche la specifica, talora. Nella prima lettera, per esempio, in data 17 gennaio, giudica che la filosofia ecclettica piega al tramonto e non si sa che sostituirvi. In ciò vera­mente come in molte altre cose, noi italiani siamo al di sopra. Questi francesi hanno un'idolatria per Descartes; e non vogliono dipartirsi da quel metodo, anzi si sforzano sempre di fondare l'Ontologia sulla Psicologia. Non solo si reca ad ascoltare i dotti e, [con amici ne discute, poi, l'insegnamento, ma frequenta, [altresì, le palestre politiche, osservando, dawicino, il reggimento francese, e giudicando anche di esso, secondo le impressioni dirette e più spassio­nate. Sono stato alle Camere e non ho potuto non ammirare l'eloquenza di Guizot. H sistema che oggi governa la Francia ha il suffragio della gran maggio­rità del paese legale, e, qualunque mutamento avvenga nel ministero, siate sicuro che il sistema rimarrà ancora per lungo tempo il medesimo. I Francesi vogliono fnnaTiaj tutto la pace partout et toujours .
Nel sistema costituzionaleborghese della Francia d'allora, da molti europei ed italiani delle generazioni nuove, era visto come il tocca-sana di tutti i mali, specialmente quale reazione all'assolutismo, al legittimismo e, spesso, al reazionarismo di molti governi e sistemi politici europei ed italiani.
Bisogna tener conto di questi contatti, di questi accenni, di queste consi­derazioni, che il Minghetti fa, nelle sue lettere, per cogliere, quasi a volo, parecchi elementi delle fatare trasformazioni politiche e sociali d'Italia, i cui primi germi, i coi primi fondamenti, le cui prime mosse datano da queste correnti di idee, da questi studii, da questi insegnamenti, dei quali la Francia di Luigi Filippo fu veramente prodiga maestra all'Italia ed all'Europa.