Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA; PASCOLI LIONE ; STATO PONTIFICIO
anno <1936>   pagina <1306>
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1306 Luigi pai Pam
dai documenti, noi quali si parla dei debiti colonici con una fre­quenza impressionante. Bel resto egli aveva ragione quando osser­vava che lo Stato pontificio presentava'una varietà di condizioni capace di offrire una corrispondente varietà di prodotti naturali: lunghi tratti di costa e zone paludose, dove si .poteva.; esercitare la pesca su larga scala; vaste estensioni di prati naturali favorevoli all'allevamento del bestiame; terreni adatti alla coltivazione della vite e dell'olivo; grandi territori per la cultura promiscua con pre­valenza della cerealicultura; ragguardevoli superfìei ancora incolte e passibili di bonificazione; un gran campo di miglioramenti aperto alla attività dell'uomo. Ma come trovare la molla capace di svegliare codesta attività, chiusa da secoli entro i quadri ristretti e fissi di abitudini trasmesse da padre in figlio e cui non serviva di sprone alcuno la classe dei proprietari assenteisti, quasi sempre lontani? Per il pascoli non c'è soltanto una via per giungere alla meta, ma bisogna tener conto di tutti gli elementi possibili. Tutte le forze devono convergere allo stesso fine, però una ve n'è, che ha sopra le altre un vantaggio decisivo: quella che consiste nel dar esca al torna­conto individuale. Per questo le proposte più importanti della sua opera sono rivolte ad accrescere la produzione mediante una serie di riforme dirette ad aumentare le entrate dei produttori. Un tale pensiero implica naturalmente una constatazione di fatto: che, cioè, il sistema economico allora vigente avesse un carattere eminente­mente statico, impedisse ogni iniziativa utile, fosse incapace di sti­molare ogni progresso. Il Pascoli nota un ristagno del prodotto sul luogo di produzione, che avvilisce i prezzi e scoraggia gli agricol­tori. L'economia dello Stato pontificio aveva dunque un carattere relativamente primitivo e la politica commerciale allora seguita dimostrava un'organizzazione dominata dal principio della produ­zione per le sussistenze. Quasi tutta la parte spettante ai coloni era riservata al nutrimento della famiglia; entrava dunque in com­mercio solo una porzione dei prodotti appartenenti ai proprietari. Costoro dovevano diventare logicamente i propulsori dei migliora­menti agrari.
Ma il sistema allora imperante, contro il quale sono dirette le critiche del Pascoli, impediva la circolazione interna dei prodotti agricoli e ne ostacolava l'esportazione. Tale regime restrittivo riguardava innanzi tutto il frumento ed i cereali in genere. Abbiamo altrove spiegato *
i) Cfr. La questione del commercio ecc., p. 61 e seguenti.