Rassegna storica del Risorgimento

ECONOMIA; PASCOLI LIONE ; STATO PONTIFICIO
anno <1936>   pagina <1308>
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1308 Luigi Dal Pane
Pratica la Reverenda Camera egli scrive di riscuotere dagl'appaltatori le tratte per l'estrazione de' grani, e con ciò toglie la libertà al commercio, priva i sudditi della loro sussistenza, e ne soffoca l'industria, e certamente il poco profitto, che la Camera cava da questo capo, chiude le vie al danaro, che si avrebbe di fuori col trafico de' nostri grani, per tal modo allontanandosi dal­l'unico fine, che deve avere il Prencipe, che il denaro altrui coli nelle borse de* propri sudditi, le quali siano poi aperte all'occorrenza dello Stato.*)
Altrove, parlando della Marca, il Pascoli sostiene che si deve abo­lire l'uso delle tratte e della bolletta dei quattro paoli per nibbio sul grano che va all'estero.
Se il Prencipe osserva ne cavasse qualche grossissima somma sarebbe forse anche sopportabile. Ma cavandone appena tremila scudi annui, tra l'ima e l'altra, per la risposta che riceve da quel Tesoriere, a cui l'affitta, non si sa capire come per cosi tenue profitto voglia fare un danno a que* miserabilissimi sudditi considerabilissimo, Pure manco male sarebbe, se il guadagno che vi si fa, si facesse dal Prencipe; ma si fa da que' Tesorieri, alcuni de' quali vi si sono arricchiti coll'incettarlo e prenderlo da quegl'infelici sudditi, tutti più o meno loro debitori, a vilissimo prezzo e venderlo fuori assaissimo. Né lasciar voglio di svelare al Prencipe la sopraffina malizia anche d'altri, che si approfittano del grossissimo guadagno, che fanno colle Tratte, che essendo fino a tutto ottobre, non senza mistero proibite le estrazioni del grano, nel qua! tempo àn finito i Forestieri di far le loro provvisioni; perchè dopo quello cresce ordinariamente di prezzo fino alla nuova raccolta, sono forzati i venditori a darlo prima a loro; perchè sanno che dopo non trovano ad esitarlo. E questo delle Tratte è un'ar­cano che non s'intende da tutti.2)
La situazione che il Pascoli descrive si può riassumere in una parola: arbitrio. Erano varie e molteplici le disposizioni che si succe­devano senz'ordine e senza indirizzo ben definito; il loro tenore lasciava adito a continui arbitrii: arbitrio nelle concessioni, arbitrio nei giudizi, arbitrio nelle pene. Il sistema era quindi adatto a favorire certi ceti privilegiati a danno della parte più povera della popola­zione. Ne profittavano i funzionari e gli alti impiegati per farsi pagare dai grossi mercanti e dai grandi proprietari cospicue mediazioni; ne
0 C-. Osservazioni sopra lo slato ecc. 2) Cfr. Codicillo, Corollario VII.