Rassegna storica del Risorgimento
ECONOMIA; PASCOLI LIONE ; STATO PONTIFICIO
anno
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1936
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pagina
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1309
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Lione Pascoli e la vita economica dello Stato pontificio ecc. 1309
traevano vantaggio gli sbirri venali e gli amministratori della giustizia quasi sempre pronti a transigere sulle pene a suon di denaro; i tesorieri provinciali, che godevano spesso di privilegi; gli speculatori in genere; mentre non erano seriamente danneggiati i grandi proprietari che, dandosi alle speculazioni, riuscivano a volgere a loro profitto il sistema restrittivo. Questo colpiva invece il piccolo commercio, la piccola proprietà, le classi più povere della campagna e danneggiava in genere la produzione cerealicola nazionale.
Tale produzione era, secondo il nostro autore, minacciata in senso opposto dalla importazione del grano straniero.
Circa l'Arte Agraria scrive infatti si osserva universalmente, che dove ne' tempi passati l'agro Romano si riguardava come il granaro del ponente, a' nostri giorni mancano di tempo in tempo li grani al bisogno della medesima Città di Roma. là mercanti agricoltori sono ridutti in stato cosi deplorabile, che più non possono reggere agl'impegni della campagna, tutto ciò proviene dalla grande affluenza de' grani, non meno della Turchia, che delle parti di là dello stretto, che soprabbondantemente provvedono l'Italia, a prezzi così bassi, che vengono indietro li nostri. "
Alla stessa guisa del Bandini,2) il Pascoli si preoccupava dunque della concorrenza dei grani esteri. Del resto anche il legislatore non era indifferente alla cosa. Un editto del 12 ottobre 1726 proibiva infatti, fino al giugno del 1727, l'introduzione nello Stato ecclesiastico di quantità alcuna, ancorché minima, di grano, e di qualunque altre sorte di Biade raccolte in Paesi stranieri. Ma anche questo provvedimento ha un carattere temporaneo: gli ordini si emanavano e si revocavano sotto l'impulso immediato delle necessità del giorno. Non v'era, in altre parole, un potere che, partendo dalla cognizione esatta delle condizioni dello Stato, perseguisse con costanza,uno scopo determinato, ma si seguiva or Fuma or l'altra via, spesso senza rendersi conto preciso della vera portata dei provvedimenti. Le cose, in quella società retta dalle consuetudini, andavano in generale da sé; il governo centrale si muoveva quando si trattava di riscuotere i tributi; quando v'erano fatti straordinari e tanto gravi, come le carestie e le epidemie, per i quali l'azione
1) Cr. Osservazioni detta presente situazione ecc.
2) Cfr. nell'edizione Custodi, pp. 222-23. Il passo è riportato nel mio volume: La qutt-stione, ecc. p. 164 nota.